sabato 31 ottobre 2009

Rapina lampo al Monte dei Paschi

Rapina lampo alla Banca Monte dei Paschi di Siena di via Madonna delle Grazie a Fondi. Ieri pomeriggio, intorno alle 15, due malviventi hanno portato via dall’istituto di credito ben 18 mila euro. Uno dei due a volto semicoperto e armato di taglierino è entrato all’interno e, con fare nervoso, si è fatto consegnare dal cassiere il denaro, per poi raggiungere il “palo” appostato all’esterno e fuggire a piedi. Con tutta probabilità i due avevano posteggiato un’autovettura in una via collaterale della trafficata e commerciale via Madonna delle Grazie per non dare nell’occhio, oppure ad attenderli c’era un terzo complice. Al momento del “colpo” all’interno della Banca non c’era nessuno, i due hanno infatti atteso l’uscita dell’unico cliente prima di entrare in azione. L’ammontare del bottino, stimato dal cassiere, è di circa 18 mila euro. Immediatamente i dipendenti hanno allertato il commissariato di Polizia diretto dal vice questore Massimo Mazio, che ha inviato i suoi agenti sul posto. Secondo una prima ricostruzione, il rapinatore entrato all’interno aveva un forte accento campano, sui trent’anni e di media statura. Le indagini, al momento, oltre che alla ricostruzone dettagliata di quanto accaduto, si stanno affidando al lavoro della Polizia scientifica che ha già provveduto ad effettuare i rilievi di rito. Per fortuna, oltre al furto di denaro, non ci sono state altre conseguenze per i dipendenti, cassiere e direttore che al momento del colpo si trovavano nella Banca. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, va registrata un’altra rapina a Fondi. Episodi come quello di ieri, non troppo tempo fa, stavano caratterizzando negativamente il territorio fondano. Alla Polizia il compito di risalire agli autori del colpo di ieri pomeriggio.
R.A.

Antenna a via Roma, il Comitato ferma i lavori

Non hanno intenzione di arrendersi e ieri mattina lo hanno dimostrato efficacemente. I cittadini che compongono il Comitato spontaneo contro l’elettrosmog di via Roma hanno impedito alla ditta che sta eseguendo l’installazione del ripetitore di proseguire i lavori. Sul posto si è reso necessario l’intervento degli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio, che, dopo una lunga trattativa, hanno riportato l’ordine predisponendo un rinvio dei lavori. Il camion caricato con il traliccio pronto per essere montato ha fatto dietrofront. Come ci spiega il responsabile del Comitato, Francesco D’Angelis: “Stiamo attendendo di incontrare il commissario prefettizio del Comune di Fondi, per spiegargli le nostre ragioni e cercare di ottenere una sospensione. In quel modo avremmo la possibilità di ottenere e consultare tutta la documentazione sull’impianto per valutare il da farsi”. Il Comitato intanto continua a raccogliere firme, sono circa 600 quelle raccolte finora e continua a chiedere risposte. Il nodo principale della questione è la presenza sul tetto della stessa palazzina di un altro ripetitore installato un paio di anni fa. Quindi due impianti, a distanza di pochi metri uno dall’altro, a Porta Roma, uno dei quartieri più popolosi della città di Fondi. Via Roma è tra le più trafficate delle strade fondane, ai piedi della palazzina accanto a quella su cui sta sorgendo la seconda antenna c’è un supermercato, altri market si trovano a poche centinaia di metri, e sempre lì vicino ci sono un Istituto scolastico superiore, una scuola elementare, una media e l’ospedale di Fondi. Dunque la protesta nasce da una questione di opportunità: se è necessario realizzare dei nuovi ripetitori non è altrettanto necessario che questi siano situati in pieno centro abitato. La questione già nota per situazioni simili, accadute in altre zone, contrada Querce e Portone della Corte su tutte, è la mancanza di un Piano comunale delle Antenne. Senza lo strumento e la conseguente regolamentazione delle aree su cui è possibile installare ripetitori, le antenne continueranno a “spuntare come funghi” e i cittadini a vivere nella preoccupaizone per le conseguenze che l’inquinamento elettromagnetico può avere sulla propria salute.
Riccardo Antonilli

Nasce il marchio del Parco

Il Parco dei Monti Aurunci ha mostrato ieri il suo strumento di marketing attraverso il quale coniugare economia e tutela. Si tratta del Marchio del Parco Naturale dei Monti Aurunci, che si rivolge ai settori dell’artigianato, del turismo, ristorazione, agricoltura e vendita al dettaglio. Lo strumento sarà a disposizione di chi rispetterà determinati parametri di tutela delle produzioni locali e rispetto dell’ambiente e varrà da qualifica per attività e produzioni locali. Hanno illustrato l’importante novità il presidente del Parco Naturale dei Monti Aurunci, Giovanni Ialongo, il direttore Giuseppe Marzano, Corrado Boccia e alcuni membri del consiglio direttivo. Ospiti i rappresentanti di alcune Pro Loco dei comuni rientranti nell’area protetta. D’altronde affinchè il progetto decolli è necessario che le realtà locali collaborino a stretto contatto con l’ente dei Monti Aurunci. Un concetto sottolineato anche da Ialongo: “Riteniamo che iniziative del genere necessitino della collaborazione di tutte le istituzioni”. Inoltre il presidnete ha annucniato che “in tempi strettissimi” sarà formulato “l’albo delle imprese, perché si vuole rendere operativo il marchio il prima possibile”. Marzano si è soffermato sugli aspetti legati al turismo. “Coinvolgere in questo progetto le attività ricettive, rappresenta il primo passo di quella che potrà essere l’agenzia turistica del Parco”. Una rete di attività virtuose, dunque, che può sostenere lo sviluppo di un nuova categoria di turismo legato alle produzioni locali e alla bellezza del territorio racchiuso nell’area protetta. Dunque il marchio del Parco Naturale dei Monti Aurunci è un passo importante per passare dalla tutela ambientale alla creazione di indotto. Boccia, in chiusura, si è soffermato sugli aspetti tecnici. Per otterere il marchio le imprese dovranno presentare una domanda che sarà valutata, anche attraverso un sopralluogo nell’azienda o nell’esercizio commerciale da un’apposita commissione. Il marchio dunque verrà rilasciato a chi “lo merita”, ma per continuare a fregiarsene bisognerà rispettare, nel tempo, le condizioni dettate dall’ente.
Riccardo Antonilli

mercoledì 28 ottobre 2009

Concessioni edilizie firmate da un impiegato, la denuncia della Caponnetto

Concessioni edilizie firmate dagli impiegati e non dal dirigente competente. E’ questa la denuncia dell’associazione Caponnetto riguardante il comune di Fondi. Dall’associazione contro le mafie chiedono alle forze dell’ordine di verificare se l’informazione secondo la quale un impiegato dell’ufficio dello Sportello Unico Attività Produttive (Suap) stia firmando atti che non gli spettano, sia fondata. “Ci è stato segnalato – recita una nota diffusa - che l’amministrazione comunale di Fondi starebbe rilasciando numerose concessioni edilizie. Il rilascio di tali documenti verrebbe effettuato, non dal dirigente del settore Urbanistica, ma tramite l’ufficio Suap e con la firma di un impiegato. Chiediamo al comando provinciale dei Carabinieri di Latina e ai commissari prefettizi di verificare se: la notizia è fondata e se prima del rilascio della certificazione siano stati e vengano effettuati tutti i controlli necessari ad impedire ulteriori infiltrazioni nel tessuto economico e sociale fondano da parte di eventuali soggetti sospettati di collegamenti con la criminalità organizzata”. Una richiesta di verifica, dunque, da parte della Caponnetto, associazione rientrante anche nel Comitato permanente di lotta alle mafie, da mesi in prima linea nel denunciare le infiltrazioni malavitose nell’amministrazione comunale e nel chiedere lo scioglimento del consiglio. Un sospetto, niente di più, quello riguardante le concessioni edilizie. Una questione che qualora fosse oggetto di accertamento e risultasse fondata farebbe “rumore”, alla luce dell’attenzione riservata al comune fondano da quasi due anni a questa parte e della conseguente richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose inviata per ben due volte dal prefetto di Latina al minsitro dell’Interno, Roberto Maroni e da questo al consiglio dei ministri. Il comune, alla fine, non è stato sciolto ma tanti sospetti rimangono alla luce di quanto scritto nelle relazioni finali. E l’urbanistica - si sa - è uno dei settori più delicati.
Riccardo Antonilli

Elettrosmog, altra antenna altra protesta

Si riaccendono i riflettori sull’elettrosmog a Fondi. Ieri mattina sono iniziati i lavori per l’installazione di un ripetitore per la telefonia mobile in via Roma. Alle porte del quartiere Porta Roma, uno dei più popolosi della città è già ben visibile, sul tetto di una palazzina, la nuova antenna, l’ennesima che sorge sul territorio fondano. Tanto che già ieri si sono registrate le prime proteste dei residenti preoccupati per le conseguenze che l’installazione dell’impianto può avere sulla salute dei cittadini. Nelle vicinanze, infatti, ci sono oltre a una scuola e centinaia di abitazioni, anche l’ospedale San Giovanni di Dio e diverse frequentatissime attività commerciali. Una questione non nuova per Fondi. Nei mesi passati i residenti della contrada Querce, riunitisi in un comitato, avevano dato vita ad un sit in 24 ore su 24, durato diverse settimane, per impedire l’installazione di un ripetitore. Prima ancora, un comitato era sorto nel quartiere Portone della Corte, dove numerosi abitanti si erano messi insieme per dire no all’elettrosmog. Proprio quel comitato lo scorso mese di gennaio aveva dato vita ad una manifestazione in piazza a cui avevano partecipato circa 400 persone, tra cui i rappresentanti locali di Legambiente, de La Destra e del Partito Democratico, tutti uniti da una problematica che preoccupava allora e preoccupa oggi, perché legata alla salute dei cittadini. Va comuque detto che le rilevazioni sull’inquinamento elettromagnetico effettuate dall’Arpa, illustrate anche in un convegno tenutosi a San Magno, sono tutt’altro che allarmanti e ridimensionano il fenomeno.
R.A.

domenica 25 ottobre 2009

Abusivismo, sequestrati due campi da tennis

Ha costruito due campi da tennis, con tanto di spogliatoi, senza autorizzazioni, per questo il 50enne fondano Q. A. è stato denunciato dalla Polizia municipale. Gli agenti della municipale, coordinati dall’ Ispettore di vigilanza Luigi Di Cicco, durante le operazioni di controllo del territorio finalizzate al contrasto dell’abusivimo edilizio, hanno provveduto a deferire all’ autorità giudiziaria il fondano Q.A. e a sequestrare un terreno di 2.500 metri quadri. Questo perché il 50enne - come accennato - ha realizzato, in via San Sossio, in località Querce, due campi da tennis e una struttura prefabbricata di 15 metri quadri senza le dovute autorizzazioni. Nel dettaglio, il terreno (già oggetto di una precedente informativa del 26 maggio scorso) è stato riempito con pietrisco e materiale da cava divenendo così un impianto sportivo con due campi da tennis, di cui uno rifinito con rete e linee delimitanti. I campi praticamente erano pronti all’uso grazie anche al prefabbricato che sarebbe avrebbe dovuto fungere da spogliatoio, alla recinzione esterna e all’impianto di illuminazione già rifiniti. Quindi il proprietario era andato avanti nei lavori, nonostante il divieto. Dunque va registrato un altro sequestro legato al fenomeno illecito e purtroppo diffuso a macchia d’olio sul territorio fondano. Una piaga per la città e i comuni limitrofi, dove denunce e sequestri riguardano sia strutture relativamente piccole come quella di ieri, sia costruzioni di dimensioni e valore ben più ingenti. Continua quindi senza sosta l’impegno della municipale contro chi costruisce in barba a qualsiasi regola.
Riccardo Antonilli

Masso cade su un'abitazione, panico a Monte San Biagio

Panico venerdì sera, intorno alle 22 e 30, in un’abitazione di Monte San Biagio. Tre massi, a causa del maltempo, si sono staccati dalla montagna che sovrasta via Portella superiore. Due sono rotolati senza conseguenze, il terzo, invece, più grande e pericoloso è andato a finire sul tetto di un’abitazione. L’impatto è avvenuto all’altezza della camera da letto della casa indipendente, all’interno della quale stavano riposando Antonella Teseo, 35enne con il figlio di cinque anni Samuele. Il masso è andato prima a finire sul tetto per poi cadere dietro l’abitazione, distruggendo una porzione del soffitto. Sul letto dove stavano dormendo mamma e figlio sono cadute pietre e calcinacci. Tanta paura per la donna e per il figlioletto sorpresi nel sonno da un fatto impensabile, la prima idea venuta in mente alla madre, ancora terrorizzata per quanto stava accadendo,, è stata quella di un terremoto. Immediatamente sono stati allertati i mezzi del 118 che hanno provveduto a trasportare i due al Pronto Soccorso del San Giovanni di Dio di Fondi. Qui i sanitari li hanno medicati e dimessi. Non sono state riscontrate fratture ed è stata scongiurata qualsiasi grave conseguenza. Sul posto sono giunti anche i Vigili del Fuoco di Terracina, i Carabinieri della stazione di Monte San Biagio e la locale Polizia municipale. Un episodio che fa riflettere sulla necessità di mettere in sicurezza la zona, dove sorgono diverse abitazioni non protette da fatti come quello di venerdì. Manca completamente nella parte più alta della montagna una rete per la protezione dalla caduta massi. Una situazione di cui il sindaco di Monte San Biagio, Gesualdo Mirabella si sta interessando. Il primo cittadino, ieri mattina, si è recato sul posto per constatare quanto fosse accaduto. “ La zona – ha detto - è ad alto rischio frane, ci stiamo muovendo con la Regione per metterla in sicurezza”. La speranza è che si prendano provvedimenti in tempi brevi, per evitare che episodi come questo possano ripetersi.
Riccardo Antonilli

giovedì 22 ottobre 2009

Fiore, disposta la sorveglianza

Le istituzioni si sono date immediatamente da fare e così, nel corso di una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia presieduta dal prefetto Frattasi, è stata decisa l’adozione di un dispositivo di vigilanza a favore di Bruno Fiore. Nel corso della riunione, a cui hanno preso parte il questore di Latina, Niccolò D’Angelo, il comandante provinciale dei Carabinieri, Roberto Boccaccio, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Giuseppe Colombi e il vice prefetto Sergio Di Martino, responsabile dell’area ordine e sicurezza pubblica, si è a lungo discusso dell’attentato incendiario, fortunatamente mal riucito, ai danni del coordinatore del Comitato permanente di lotta alle mafie e del circolo fondano del Partito democratico. Intanto le indagini, affidate alla Polizia, vanno avanti su diversi fronti. In questa prima fase non può essere esclusa alcuna ipotesi. Le uniche certezze, per ora, sono il messaggio che si è voluto inviare a Fiore e le modalità con cui l’attentato è stato portato a termine. Come si ricorderà il tutto è avvenuto intorno alle 23 di lunedì sera, quando Fiore, appena rientrato da una riunione del Comitato antimafia, era stato chiamato da una vicina allarmata dal forte odore di benzina. Fiore, a quel punto, era sceso in strada e aveva trovato la sua auto e quella della moglie completamente cosparse di benzina e una tanica da 20 litri sistemata sotto una delle macchine. Gli attentatori, presumibilmente, erano fuggiti perché «disturbati» dalla stessa vicina scesa per prima in strada o da qualche rumore. Se il piano criminoso fosse riuscito le conseguenze sarebbero state, senza dubbio, disastrose.
Riccardo Antonilli

mercoledì 21 ottobre 2009

Comune, nominati due subcommissari prefettizi

In una città ancora scossa dall’atto intimidatorio contro Bruno Fiore, si registrano importanti novità sul piano amministrativo. Ieri mattina il prefetto di Latina, Bruno Frattasi ha nominato i due subcommissari prefettizi del Comune di Fondi. Si tratta di Giovanni Rossi e Maurizio Alicandro, che affiancheranno Guido Nardone. Il primo, presidente onorario della Corte dei Conti, docente presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze, nel corso della carriera ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali quelli di Sostituto procuratore Generale della Corte dei Conti e di magistrato incaricato del controllo presso la Sezione Enti. Ha ricoperto anche incarichi di amministrazione attiva da Capo di Gabinetto del Ministero dei Beni Culturali e del Ministero del Turismo, oltre ad essere consulente giuridico di Poste Italiane.Maurizio Alicandro, invece, è dirigente del Servizio Contabilità e Gestione Finanziaria della Prefettura di Latina, e, nel corso della sua carriera, ha maturato diverse esperienze commissariali straordinarie (Nettuno, Marcianise e Gioia Tauro) e ordinarie. Inoltre è stato componente della Commissione straordinaria di liquidazione del Comune di Minturno. Con loro si completa la compagine commissariale che assicurerà la provvisoria gestione del Comune fondano fino alle elezioni di marzo. Intanto continuano le vicende legate al mancato scioglimento per infiltrazioni mafiose. Infatti l’ufficio di presidenza della Commissione parlamentare Antimafia incontrerà la prossima settimana il ministro dell’Interno Roberto Maroni sul «caso Fondi».
La richiesta è venuta dalle opposizioni, in particolare da Walter Veltroni e Laura Garavini (Pd), e dal vicepresidente della commissione Fabio Granata (Pdl). Granata ha detto che con la scelta su Fondi «si è creato un precedente che potrebbe essere seguito anche da altri comuni in odore di scioglimento. Così - ha concluso - si elude qualsiasi controllo reale, oltre a mantenere intatta la burocrazia comunale e a permettere la ricandidatura dei componenti della giunta».
Riccardo Antonilli

Attentato contro Bruno Fiore

Lo hanno seguito fin sotto casa con l’intenzione di «avvertirlo», di fargli capire che ora deve smetterla. Così ignoti hanno tentato di dare fuoco alle automobili di Bruno Fiore, coordinatore del Comitato permanente di lotta alle mafie di Fondi e del locale circolo del Partito democratico. Fiore, intorno alle undici di lunedì sera, era appena rientrato a casa da una riunione del Comitato antimafia, quando è stato chiamato da una vicina preoccupata per il forte odore di benzina che proveniva dalle auto posteggiate in via Umbria, traversa di via Madonna delle Grazie. Fiore allora è sceso in strada e ha potuto constatare che la sua Daewoo Leganza e la Renault Scenic della moglie erano completamente cosparse di benzina. Sotto la Renault era stata sistemata anche una tanica di benzina da 20 litri e sul tetto era stato gettato uno straccio dato alle fiamme che, fortunatamente, si è spento prima di poter attecchire al combustibile. Immediatamente Fiore ha allertato la Polizia e i Falchi della Protezione civile. Sul posto, con loro, sono giunti anche i Carabinieri della locale stazione. La scientifica ha effettuato i rilievi di rito, mentre, ieri mattina il vice questore Massimo Mazio ha provveduto ad ascoltare la vittima dell’atto intimidatorio per ricostruire l’accaduto. Gli attentatori potrebbero aver seguito Fiore o averlo atteso nelle vicinanze dell’abitazione. E’ probabile che siano passati da un cantiere che costeggia la casa e che da lì siano fuggiti prima del previsto, probabilmente «disturbati» dalla vicina. Se l’obiettivo era fermare l’impegno del coordinatore del Comitato o dell’uomo poitico ad andare fallito non è stato solo l’attentato, ma anche il secondo fine perseguito. Fiore, ieri mattina, davanti al commissariato ha rilasciato le prime dichiarazioni in cui ha lasciato chiaramente intendere che non ha intenzione di desistere. «Il clima di Fondi - ha spiegato - è sempre più pesante e nervoso, frutto di diversi fattori tra cui il mancato scioglimento del consiglio comunale. A dimostrazione di ciò basterebbero le reazioni scomposte contro i giornalisti arrivati a Fondi la scosa settimana. Questa città - ha continuato - non sta subendo un attacco mediatico, perché c’è bisogno che certe cose vengano raccontate». Va detto, infatti, che Fiore, nei giorni scorsi, ha spesso accompagnato anche pubblicamente le troupe di Annozero e Ballarò che stanno preparando servizi sul «caso Fondi». Un fattore questo che forse ha dato fastidio a qualcuno, considerando la «pessima accoglienza» riservata ai giornalisti Rai. Certo è che da mesi il coordinatore è in prima linea nell’organizzazione di manifestazioni antimafia, prima tra tutte quella nazionale del 25 settembre scorso, e non si è mai tirato indietro, da segretario del Pd, nel dire la sua sulla difficile situazione che la città sta vivendo. E’ evidente che il suo impegno politico e sociale ha messo in allarme qualcuno. «Non ho paura, - ha detto in conclusione ieri - sono preoccupato, questo si, perché non sono un eroe e non voglio esserlo».
Riccardo Antonilli

Sequestrate due ville, indagine sugli "agganci" in Comune

Sequestrate dalla Polizia di Fondi due ville in località Selva Vetere. L’operazione degli agenti guidati dal vice questore Massimo Mazio, che rientra nell’ambito dell’attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina, non è che il primo passo di un’indagine ben più ampia. I due immobili posti sotto sequestro nei giorni scorsi sono di proprietà di commercianti residenti nel frusinate, che li utilizzano prettamente nel periodo estivo. Fin qui nulla di strano, ma mentre sono in corso le indagini di polizia giudiziaria, su delega del magistrato procedente, per accertare la natura della legalità dei due immobili in argomento, nel commissariato si stanno svolgendo ulteriori accertamenti su varie abitazioni che insistono sul territorio fondano, presumibilmente abusive, per verificare eventuali connivenze che a vario titolo ne hanno consentito l’illecita realizzazione. Dunque oltre alle due ville per le vacanze, di circa 200 metri quadrati ognuna e del valore di circa 250 mila euro ciascuna, potrebbero esserci diverse altre case abusive, realizzate grazie agli “agganci” giusti, sparse negli angoli più disparati di Fondi. L’inchiesta, quindi, promette risvolti non da poco. Gli agenti stanno verificando innanzitutto l’origine del flusso di denaro investito dai commercianti del frusinate e poi eventuali rapporti privilegiati che questi e altri soggetti potessero avere nel Comune. Rapporti utili alla costruzione di ville e case abusive.
R.A.

lunedì 19 ottobre 2009

L'ex comandante Leone ricorre al Tar contro il Comune

Spesso la mancanza di trasparenza è stata denunciata a gran voce dagli oppositori politici, adesso a ricorrere al Tar per ottenere alcuni atti è stato l’ex comandante della Polizia municipale di Fondi, Dario Leone. Leone era rimasto coinvolto nell’inchiesta Damasco della Direzione distrettuale antimafia. Lui è uno dei tre dirigenti finiti in cella lo scorso luglio per abuso d’ufficio. Poi la sua posizione e quella degli altri vertici dell’amminsitrazione comunale fondana si è chiarita, tanto che è tornato in servizio. Ma non al suo posto, non più da facente funzione di comandante, ma da semplice agente della municipale. Allora Leone, lo scorso 6 agosto ha chiesto alcuni atti che lo riguardavano per vederci chiaro e capire quali fossero le motivazioni che avevano portato al suo cambio di ruolo. Certo l’essere coinvolto nell’inchiesta della Dda è stato un duro colpo, in particolare per l’immagine della municipale, un organo di Polizia. Anche perché, oltre a lui, era finito nel vortice di Damasco anche il suo vice. Ma al di la dell’opportunità di reintegrare Leone nella stessa posizione al vertice della Polizia locale, era un suo diritto, come di ogni cittadino, poter accedere agli atti del comune previa richiesta, regolarmente presentata. Eppure, come troppo spesso accaduto negli anni passati, le “carte” sono state negate. Allora Leone, con l’ausilio dell’avvocato Franco Ciufo, ha presentato ricorso al Tar. Un passo che è servito ad ottenere la documentazione richiesta. Ora la prossima udienza è fissata al 19 novembre. Dagli arresti di Damasco di tempo ne è passato e tanti sono stati i cambiamenti nel Comune di Fondi. Alla guida dell’amministrazione, adesso, c’è un commissario prefettizio, Guido Nardone. A lui il compito di portare avanti la macchina amminsitrativa, nel pieno della trasparenza, fino alle prossime elezioni di marzo.
Riccardo Antonilli

giovedì 15 ottobre 2009

Mancato scioglimento, manifestazione e ricorso

Mancano poche ore alla manifestazione del Comitato permanente di lotta alle mafie in programma per oggi pomeriggio a Roma. Un corteo sflierà da Palazzo Chigi e arriverà fino al Quirinale per ribadire che il «caso Fondi» non è chiuso. All’evento hanno annunciato la loro adesione anche Paolo Ferrero e Giovanni Russo Spena di Rifondazione comunista.«Domani (oggi, ndr) saremo sotto Palazzo Chigi per protestare, insieme alle altre forze politiche democratiche e alle associazione antimafia, contro un governo che sta consegnando il Paese in mano alle mafie attraverso lo scudo fiscale e la mancata applicazione della legislazione sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni malavitose. Il caso del mancato scioglimento del comune di Fondi da parte del governo, che ha visto un ministro degli Interni smentire se stesso per ben due volte, è un precedente gravissimo che fa passare il messaggio pericoloso dell’inconsistenza dello Stato nella lotta alla mafia. Da oggi le amministrazione pubbliche possono essere ancora più facile preda delle famiglie criminali e i politici conniventi farla franca e ricandidarsi alle elezioni successive semplicemente dimettendosi come hanno fatto il sindaco e i consiglieri di Fondi. Scendiamo in piazza - concludono - per denunciare questo scandalo e per chiedere l’applicazione delle leggi di contrasto alla criminalità, che sono figlie di battaglie storiche per la legalità costate la vita a tanti uomini e donne». Intanto l’IdV è in attesa del verbale del consiglio dei ministri di venerdì scorso, chiesto dal senatore Stefano Pedica. Un documento che potrebbe essere utile ad impostare un ricorso contro la decisione del governo. Una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 riguardate il comune di Volla, sciolto per infiltrazioni mafiose, ha ribadito che nonostante le dimissioni prevale lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Quella sentenza nasce da un ricorso al Tar della giunta e del consiglio del comune del napoletano che si erano opposti al commissariamento straordinario. Nel caso di Fondi il ricorso sarebbe inverso, l’opposizione ricorrerebbe contro il mancato scioglimento, ma questo non cambia la sostanza della sentenza. Pedica, che oggi pomeriggio sarà tra i protagonisti della manifestazione, distribuirà la richiesta di scioglimento presentata da Maroni al consiglio dei ministri.
Riccardo Antonilli

Bancarotta Eurotrans, in sei a giudizio

Sono stati rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale Giuseppe D’Alterio, il figlio Luigi (ambedue arrestati per questi fatti nel 2006), Armando D’Alterio, Francesco Lamberti, Umberto Perone e Antonio Pannozzo. L’udienza è fissata al 23 dicembre. D’Alterio padre e figlio e Perone sono imputati in qualità di amministratori della società Eurotrans, dichiarata fallita il 9 ottobre 2003. I tre, in concorso, per ottenere un ingiusto profitto avevano occultato o distrutto in parte i libri e le altre scritture contabili della società (il libro degli inventari e i registri Iva). Inoltre, nonostante il fallimento, avevano provveduto a vendere i beni della Eurotrans, mai consegnati alla curatela fallimentare. In particolare si erano liberati di due motrici, tre trattori stradali, due rimorchi e un semirimorchio, oltre un ad un camion Iveco venduto a febbraio 2004, dunque dopo la dichiarazione di fallimento. I D’Alterio, inoltre, sono imputati anche quali amministratori di fatto della Lazialfrigo che ha acquistato alcuni beni della Eurotrans, sottraendoli così alla procedura fallimentare. Nel dettaglio si tratta di due camion e una Mercedes. Infine, tutti e sei gli imputati hanno contribuito a far confluire nella Lazialfrigo altri mezzi: un camion, un autocarro e due rimorchi. Questo procedimento non è che parte di una vicenda ben più ampia, che, nel 2006, sgominò quell che venne definito il clan D’Alterio, con accuse di estorsione, ricettazione, tentato incendio e minacce.
R.A.

mercoledì 14 ottobre 2009

In corteo per dire che il "caso Fondi" non è chiuso

Un corteo che si snoderà da Palazzo Chigi al Quirinale per dire che il «caso Fondi» non può dirsi concluso. Così, con la manifestazione indetta per domani a partire dalle 16 a Roma, il Comitato permanente di lotta alle mafie va avanti nel chiedere spiegazioni sul mancato scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. «Non si può lasciare - recita una nota diffusa dal Comitato - un intero territorio, il sud pontino, nelle mani delle organizzazioni ’ndraghetiste, camorriste e di cosa nostra. Il Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi ha operato per soli calcoli politico-elettorali, dichiarando tutta la sua impotenza contro lo strapotere della criminalità organizzata. Nel momento in cui il Ministro Maroni, prima di annunciare la resa dello Stato di diritto davanti alla richiesta di scioglimento del consiglio comunale di Fondi, snocciola dati per dimostrare quanto il suo dicastero sta facendo per combattere le mafie, compie un’operazione diversiva per tentare di nascondere la gravità che questa mancata decisone comporta. Hanno voluto una legislazione più stringente per poi, di fatto, svuotarla di ogni applicazione. Quanti saranno i comuni che potranno essere sciolti per mafie dopo questa mancata decisione del Consiglio dei Ministri sul ’caso Fondi’, giustificata con l’intervenuto scioglimento ordinario per dimissioni volontarie del sindaco e dei consiglieri di maggioranza? Come è possibile che il Ministro dell’Interno Maroni affermi che le prossime elezioni amministrative, da tenersi entro sei mesi, saranno la panacea per ristabilire la necessaria trasparenza nell’amministrazione comunale? Sa benissimo il Ministro Maroni - concludono dal Comitato - che per poter svolgere una consultazione elettorale libera da condizionamenti della libera espressione del voto, c’era bisogno di un periodo di commissariamento straordinario; con commissari che avessero poteri in grado di ristabilire la trasparenza nella macchina amministrativa, e non solo,  e il tempo necessario per poterlo fare».
R.A.

Mancato scioglimento, Pedica chiede le carte

"Ho provveduto ad inviare una richiesta ufficiale, indirizzata a Berlusconi, Maroni e al segretario generale del Cdm, Manlio Strano, di accesso al verbale del Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, quando è stato vergognosamente deciso di non sciogliere il comune di Fondi per infiltrazioni mafiose». Così il senatore Stefano Pedica dell’Italia dei Valori continua la sua battaglia sul «caso Fondi». L’esponente dipietrista, da mesi in prima linea nel chiedere lo scioglimento del consiglio comunale fondano per infiltrazioni mafiose, spiega come sia «una scelta a discrezione del presidente del consiglio quella di dare accesso o meno al verbale delle riunioni del Cdm, ma spero - continua - che su un fatto così importante come quello del contrasto alla criminalità organizzata non osino negarmi il permesso, altrimenti i già pesanti sospetti di un clima di connivenze del governo con la criminalità diverrebero ancora più allarmanti. In ogni caso - conclude il senatore - siamo pronti, come comitato permanente antimafia, ad adire le vie legali, con un’azione al Tar, per fare chiarezza sul caso Fondi, ed impedire che questa vergogna diventi un precedente pericoloso di tolleranza de facto della mafia da parte delle istituzioni». Pedica chiede spiegazioni perché il governo non ha negato la presenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale. «Il consiglio comunale - ha spiegato Maroni nella conferenza stampa a margine del Cdm - si è sciolto, l’amministrazione non c’è più. Io, Ministro dell’Interno, anzi, il Prefetto di Latina, ha nominato un commissario nei giorni scorsi per l’amministrazione straordinaria. Avevamo due scelte: procedere comunque al commissariamento per 18 mesi oppure ridare la parola al popolo sovrano. Ed io ho proposto, ed il Consiglio ha accolto la mia proposta, di scegliere la via della democrazia che è sempre meglio di qualunque commissariamento». Eppure lo stesso Ministro, in due occasioni, aveva sostenuto la necessità di sciogliere per infiltrazioni mafiose e le dimissioni non avrebbero dovuto influenzare in alcun modo la decisione governativa.
Riccardo Antonilli

martedì 13 ottobre 2009

"Maroni sconfessato dai suoi colleghi"

Ha ottenuto la possibilità di partecipare ai lavori del consiglio dei ministri per seguire «da vicino» l’operato del governo sul «caso Fondi», ma l’epilogo è ben diverso da quello che avrebbe voluto. Così Stefano Pedica dell’Italia dei Valori <+corsivo 12>(in foto mentre interrompe la conferenza stampa del ministro Gelmini per protestare sul mancato scioglimento) <+testo chiaro 12>definisce «una vergogna assoluta» la bocciatura della proposta di scioglimento. «Maroni in pratica - per il dipietrista - è stato sconfitto e se è coerente dovrebbe dimettersi». Pedica, inoltre, spiega che a questo punto il consiglio dei ministri avanzerà la proposta di commissariamento al presidente Napolitano «per la promulgazione». «Noi - conclude - dovremo andare sotto il Quirinale con le magliette ’Giorgio non firmare’, perchè non può firmare questa porcata». Altrettanto ferma nel condannare l’operato del governo Berlusconi è Luisa Laurelli, presidente della commissione sicurezza della Pisana. «Dopo oltre un anno di colpevole impasse, - dichiara - il governo partorisce il topolino, e sul comune di Fondi prende una decisione gravissima nel metodo e nel merito. Stabilisce infatti di commissariare l’amministrazione, non per infiltrazioni mafiose, comprovate lunghe e accurate indagini della magistratura, bensì per non meglio specificati motivi tecnico-amministrativi». Per l’esponente del Pd si tratta di «una manovra che consentirà, di fatto, agli amministratori uscenti, alcuni dei quali indagati, di potersi ricandidare alla guida del comune alle prossime elezioni senza che, nel frattempo, il commissario designato abbia ricevuto il mandato di agire in profondità per liberare l’amministrazione comunale dalle infiltrazioni che la infestano». La Laurelli, infine, sottolinea che «per la prima volta nella storia della Repubblica il ministro dell’interno è stato pubblicamente sconfessato dai suoi colleghi. Se Maroni intende rispettare il ruolo di rappresentante dei cittadini - conclude - è bene che agisca di R.A.

Parisella: "Giustizia è fatta"

Sono contento perché oggi si è affermata la verità. Abbiamo sempre detto di non essere collusi con nessun tipo di criminalità». Così l’ex sindaco di Fondi, Luigi Parisella commenta il no del consiglio dei ministri alla richiesta di scioglimento del consiglio comunale. Ora la parola spetta al popolo che, a marzo, tornerà alle urne per votare i propri rappresentanti. Per Parisella, che è attualmente consigliere provinciale, non ci sono dubbi sul risultato : «Il popolo sovrano si è già espresso alcuni mesi fa. Sono stato il più votato alle elezioni provinciali». Parisella, da sabato scorso, ha liberato il suo ufficio nella nuova Casa comunale. Proprio in quella enorme struttura voluta e realizzata dalla sua giunta, ieri mattina, alla notizia del no definitivo allo scioglimento per infiltrazioni mafiose, l’aria era di festa. I dirigenti, gli impiegati, alcuni ex assessori e consiglieri di maggioranza si sono riuniti spontaneamente per ascoltare le dichiarazioni di Maroni e Berlusconi. Per molti di loro è la fine di un incubo. Proprio i dirigenti hanno ottenuto un grande beneficio dall’ex sindaco, che venerdì, appena un giorno prima di dimettersi, ha aumentato - e non di poco - la loro retribuzione. Diversa la situazione nella piazza antistante il nuovo comune, dove si sono radunati gli esponenti del Pd. E’ stato Crescenzo Fiore, ex consigliere comunale a protestare vistosamente. Seduto su una panchina si è appeso un cartello al collo con su scritto: «Consiglio dei ministri: una decisione vergognosa». A dir poco opposta la reazione nel centrodestra, qualcuno degli ex assessori, ben certo di essere ascoltato, si è lasciato andare ad un «giustizia è fatta», mentre tra sorrisi e pacche sulle spalle è iniziato il via vai nelle stanze del nuovo palazzo comunale. Anche perché assessori e consiglieri dimissionari potranno ricandidarsi. Dunque il commissariamento, per loro, non sarà altro che una pausa. Tra qualche mese inizierà ufficialmente la campagna elettorale. In realtà la politica riparte già da oggi. «Superato lo scoglio» si inizia a pensare alle elezioni, che, tutto sommato, non sono così lontane. Il tutto mentre a guidare il comune di Fondi c’è Guido Nardone, commissario ordinario che, alla luce della decisione di ieri, resterà in carica fino a marzo, quando i cittadini torneranno alle urne in concomitanza con le regionali. Nardone, che non si è mai espresso sul «caso Fondi», un paio di giorni fa ha illustrato alla stampa obiettivi e priorità del suo periodo alla guida del Comune. A lui il compito di far ripartire la macchina amministrativa dopo un lungo periodo di impasse.
Riccardo Antonilli

giovedì 8 ottobre 2009

"Parisella ha raddoppiato gli stipendi dei dirigenti il giorno prima di dimettersi"

Appena prima di dimettersi il sindaco ha pensato di aumentare la retribuzione dei dirigenti, nonostante un equilibrio di bilancio approvato appena una settimana fa in cui c’erano tagli in tutti i settori, per i mancati introiti rispetto al bilancio di previsione per un ammontare di oltre un milione e seicento mila euro». Così Massimo Di Fazio, ex capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale rende pubblico l’ultimo provvedimento dell’ex sindaco di Fondi, Luigi Parisella. Il giorno prima di dimettersi, l’allora primo cittadino ha decretato, con l’atto protocollato numero 36748, di «rivedere» la retribuzione dei dirigenti comunali. Come si può leggere nell’atto firmato da Parisella, con un decreto sindacale del 16 giugno 2005 le indennità di posizione erano state determinate a 25 mila euro per il settore Affari Generali, e a 30 mila per i settori Bilancio, Servizi alla persona, Pianificazione urbanistica e territoriale, Lavori Pubblici, e Polizia municipale. Poi con una determina dirigenziale, la numero 783 del 14 giugno 2007, emessa a seguito dell’applicazione del contratto nazionale - area dirigenza per il biennio economico 2004/2005, la retribuzione di posizione era stata determinata a 31.664 euro. Successivamente con un decreto sindacale del 31 agosto 2007 l’indennità di posizione del settore Urbanistico era stata rideterminata nella misura massima di 44.013,47 euro. Da allora nulla era cambiato, fino al provvedimento del sindaco a meno di 24 ore dalle dimissioni, in cui la retribuzione di posizione dei dirigenti viene rideterminata così: «Settore Affari generali, 42 mila euro; Bilancio e Finanze, 44.013 euro; Servizi alla persona, 42 mila euro; Pianificazione urbanistica e territoriale, 44 013, 47 euro; Attività produttive e Polizia municipale, 42 mila euro». Dunque in extremis anche i dirigenti dei settori Bilancio e Lavori Pubblici sono portati ai livelli dell’Urbanistica. Tutti gli altri crescono di almeno 12 mila euro.
Riccardo Antonilli

Nel segno di Borsellino

Noi siamo un organismo che ha avuto un cancro, ora dobbiamo fare i controlli». Va dritto al sodo il commissario prefettizio del comune di Fondi, Guido Nardone. L’ex prefetto di Venezia, con cinque anni di esperienza nell’antimafia e un’amicizia personale con un uomo simbolo della lotta alla mafia come Paolo Borsellino, ieri mattina ha incontrato i giornalisti nel corso di una conferenza stampa, in cui si è presentato illustrando obiettivi e propositi della sua reggenza. Nessun riferimento al «caso Fondi», se non alle possibili novità in caso di scioglimento. «Se il consiglio dei ministri - ha dichiarato - dovesse pronunciarsi a favore dello scioglimento il commissario prefettizio diventa straordinario e la sua figura viene sostituita da una terna, una commissione amministrativa con poteri molto più ampi di quelli del commissario ordinario». Qualunque sia la decisione del governo, Nardone ha già iniziato a lavorare e a programmare. «La mia priorità - ha proseguito - è assicurare una buona amministrazione. Uno dei primi passi da fare per migliorare la qualità della vita dei cittadini è curare con la massima attenzione l’ordinaria amministrazione. Intendo muovermi nell’interesse della collettività, per questo tengo moltissimo alle politiche sociali». Per Nardone, che al momento della conferenza ha messo piede a Fondi da meno di 24 ore, non è ancora il momento di entrare nei dettagli, ma alla luce della sua esperienza può tranquillamente sostenere che «tutte le città sono abitate da brava gente. La società - ha continuato - deve avere gli anticorpi e se non li ha deve crearli». Il commissario, al termine della conferenza stampa, ha incontrato i dirigenti comunali e, nei prossimi giorni, si confronterà con gli ormai ex capigruppo del consiglio comunale.
Riccardo Antonilli

mercoledì 7 ottobre 2009

Giorgio Fiore: "Ecco perché non mi sono dimesso"

Loro non hanno dato le dimissioni. Gli esponenti di Progetto Fondi, lista civica facente capo all’ormai ex presidente del consiglio, Giorgio Fiore non ha aderito all’invito di rimettere il proprio incarico. Proprio Fiore, in una nota, spiega perché non ha accettato di dimettersi come invece hanno fatto PdL, Udc, Litorale e Sviluppo fondano e Moderati per Fondi. “Nelle tre consiliature, a partire dal 1994, che mi hanno visto rivestire la carica di presidente, - spiega - il consiglio ha sempre operato proficuamente nella sua attività di programmazione e di controllo, deliberando provvedimenti volti al solo conseguimento dell’interesse generale della città, nel pieno e rigoroso rispetto delle leggi, nel riconoscimento di diritti soggettivi legittimi, nella trasparenza di atti e procedimenti posti all’attenzione e alle decisioni dell’organo consiliare. Per questo non ho ritenuto in qualità di presidente dell’assise consiliare di firmare le dimissioni. La mia decisione – conclude - si rapporta in maniera coerente alla valenza della mia carica istituzionale, super partes, a tutela di un’assemblea elettiva democraticamente eletta dal corpo elettorale nel suo esercizio sovrano di voto, sancito dalla Costituzione italiana”.
R.A.

Nardone nominato commissario prefettizio

Ieri pomeriggio il commissario del Comune di Fondi, Guido Nardone si è insediato nel nuovo municipio. L’ex prefetto di Venezia, nominato lunedì, dopo le dimissioni in blocco del consiglio comunale, ha preso possesso dell’ente locale e stamane, nel corso di una conferenza stampa, si presenterà alla città. Neanche il tempo di arrivare che già si parla di “dopo Nardone”. Non va dimenticato, infatti, che, presumibilmente venerdì, il consiglio dei ministri si pronuncerà sulla richiesta di sciogliemento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Qualora il governo optasse per lo scioglimento, la reggenza di Nardone durerebbe pochi giorni. Al commissariamento attuale definibile come “ordinario” e dovuto alle semplici dimissioni dell’amministrazione, ne seguirebbe uno straordinario conseguente allo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Eppure proprio le dimissioni arrivate ad un anno e mezzo dalla richiesta di commissariamento del prefetto Frattasi, al di la delle motivazioni fornite dall’ormai ex sindaco, si svelano come una via d’uscita utile ad evitare lo scioglimento e a giungere già a marzo a nuove elezioni. Preoccupazioni in tal senso vengono espresse dal Comitato permanente di lotta alle mafie, per cui “le dimissioni del sindaco e dei consiglieri di maggioranza sono la riprova che il centro destra fondano, dietro consiglio del senatore Fazzone, ha voluto sfidare fino al limite la legalità nel tentativo di evitare lo scioglimento richiesto dalla commissione prefettizia per infiltrazioni mafiose. Esse – per il Comitato - non sono altro che una sostanziale ammissione di responsabilità”. Una ferma condanna viene espressa nei confronti anche delle dichiarazioni del presidente della Provincia, Armando Cusani. “In un quadro già così drammatico, - recita la nota diffusa - assumono un carattere di particolare incidenza sul piano dell’opinione pubblica le incredibili dichiarazioni di Cusani, il quale, parlando delle inchieste svolte dall’autorità giudiziaria sul ‘caso Fondi’, ne ha attribuito la responsabilità a ‘pezzi deviati dello Stato’. Una gravissima offesa, questa, alle istituzioni tutte, dalla magistratura alle forze dell’ordine, dal ministro dell’interno al prefetto di Latina, a tutti quegli organismi investigativi, giudiziari, amministrativi dello Stato, oltreché associativi e politici, che per anni si sono prodigati in uno sforzo generoso teso ad accertare il gravissimo danno arrecato alla legalità ed allo Stato di diritto”. Non è solo il Comitato ad aver risposto al presidente della Provincia, con le sue dichiarazioni Cusani ha fatto arrabbiare anche pezzi del PdL: gli ex An non hanno gradito.
Riccardo Antonilli

Fondi, il consiglio comunale si dimette

Sono bastate poche ore per cambiare idea. La decisione di “abbandonare la nave” è maturata tra il pomeriggio di venerdì e le prime ore del mattino di sabato. Fino a mercoledì, ultima riunione del consiglio comunale, convocata per riassestare il bilancio entro i termini utili, nessuno aveva avanzato tale ipotesi. Anzi l’opinione diffusa tra i banchi della maggioranza era quella di andare avanti. Tanto che anche in quell’ultima riunione della massima assise i toni si erano scaldati attorno al “caso Fondi”. Poi giovedì sera, in vista della riunione del consiglio dei ministi del giorno seguente, il senatore Claudio Fazzone aveva spiegato che lui nei panni di Parisella si sarebbe dimesso. Quella che non è una semplice dichiarazione, ma una precisa indicazione, arriva anche “all’orecchio” del consiglio dei ministri che decide di rimandare nuovamente il punto proprio per possibili dimissioni di sindaco e giunta. Eppure in città, fino ad allora, a parte Fazzone, nessuno aveva espresso la volontà di andarsene. Parisella venerdì ha spiegato che ”alla luce degli accadimenti delle ultime ore che testimoniano il livello di attenzione che la questione ha raggiunto a livello nazionale, sono convinto che è necessario aprire un confronto con tutti i consiglieri di maggioranza per decidere serenamente quale azione unanime intraprendere”. Dunque l’ipotesi dimissioni inizia a farsi concreta. Allora si avvia un confronto con le forze politiche di maggioranza tutt’altro che pacifico. Il gesto professato come un atto utile a restituire serenità alla città, si svela facilmente come il tentativo di evitare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. D’altronde la scelta di dimettersi dopo un anno e mezzo, alla vigilia del consiglio dei minsitri che deciderà definitivamente sulla questione, appare quanto meno giunta sul filo di lana, appena dentro il tempo limite. Ma soprattutto è una scelta in totale contraddizione con la posizone tenuta dal sindaco e dalla sua maggioranza fino a poche ore prima. Non è un caso, infatti, che nella lista dei 17 consiglieri che hanno rassegnato le proprie dimissioni, manchino quelli di Progetto Fondi. La lista civica che fa capo al presidnete del consiglio comunale, Giorgio Fiore. Loro non hanno riposto alla telefonata mattutina di Parisella che li invitata a recarsi in comune per firmare la rinuncia all’incarico. Ci sono tutti gli esponenti del PdL, c’è Litorale e Sviluppo, Moderati per Fondi e Udc, ma Progetto Fondi no. Gli unici della maggioranza a non aver obbedito al diktat.
Riccardo Antonilli

Scioglimento, un altro rinvio

E’ stata una lunga mattinata quella di ieri a Fondi, l’ennesima legata all’eventuale sciogliemnto del consiglio comunale. Alla fine tutto si è risolto con l’ennesimo rinvio. Ieri, però, c’era un elemento in più a destare l’attenzione della cittadinanza: le possibili dimissioni del sindaco e della giunta. Il tutto è nato da una dichiarazione del senatore Claudio Fazzone di giovedì sera, in cui, alla vigilia del cosniglio dei ministri aveva dichiarato che lui se fosse stato nei panni di Parisella si sarebbe dimesso. Adesso è il primo cittadino a parlare e a spiegare che per ora nessuno si dimette. “Il senatore Fazzone – dichiara il sindaco - ha espresso un’opinione personale e fatto alcune dichiarazioni per ribadire l’impegno nella difesa della città rispetto all’ennesima azione strumentale da parte del senatore Pedica, il quale non perde occasione per continuare una sua personale battaglia politica in cui è evidente che non ha a cuore né i cittadini né tanto meno la città di Fondi. In merito alle eventuali dimissioni – sottolinea - già in altre occasioni in passato ci siamo interrogati se potessero essere la soluzione per restituire immediatamente alla città la giusta serenità. Non può nascondersi – aggiunge - un generale atteggiamento di insofferenza rispetto alle provocazioni e strumentalizzazioni politiche su una complessiva e delicata vicenda, la quale di fatto non solo ha bloccato il regolare svolgimento delle attività di programmazione politico amministrativa, ma cosa ancor più grave ha travolto, suo malgrado, l’intera comunità in un vortice mediatico con evidenti ed ormai significative ricadute negative sul tessuto economico e sulla onorabilità e credibilità di ogni singolo cittadino”. In ogni caso, per il sindaco, “si tratta di una questione così importante che deve essere partecipata da tutti i consiglieri e assessori che mi sostengono con cui da sempre, anche nell’esercizio dell’azione amministrativa, ho scelto di condividere in modo collegiale tutte le decisioni assunte. La nostra posizione attuale è determinata dalla piena convinzione di assoluta estraneità a qualsiasi forma di condizionamento di cui si è avuta notizia solo a mezzo stampa. Non abbiamo scelto la strada delle dimissioni perché fermamente convinti di aver operato legittimamente con la piena fiducia degli elettori che ci hanno sostenuto”. Tuttavia Parisella si dice “convinto della necessità di aprire un confronto con tutti i consiglieri di maggioranza per decidere serenamente quale azione unanime intraprendere”. Dunque, per ora, tutti rimangono al loro posto, ma già nei primi giorni della prossima settimana si potrebbe assistere ad un colpo di scena.
Riccardo Antonilli