sabato 31 luglio 2010

Una lottizzazione da Procura

Su quella lottizzazione da sempre gravano pesanti ombre. Adesso, a seguito di un esposto presentato lo scorso anno, la Procura di Latina ha disposto degli accertamenti. Un'inchiesta avviata per capire se le 27 villette in località Chiavino a Lenola, abbiano tutte le «carte in regola». Quelle case sono frutto di una lottizzazione convenzionata promossa dalla società «Il Nido del Nibbio srl». Il 28 luglio 2009 era arrivato l'ok del consiglio comunale dopo una lunga trafila burocratica. Prima il dipartimento Territorio della Regione Lazio condizionò il parere favorevole ad una serie di prescrizioni di natura ambientale. Il progetto, poi, ha incassato il via libera della commissione urbanistica del Comune (30 gennaio e 3 luglio del 2007) e il parere favorevole dell'ufficio tecnico comunale (15 giugno 2007). Nel 2007, il consiglio comunale di Lenola adottò il Piano urbanistico, ritenendolo conforme al vigente Prg. Il 2 agosto del 2008 ci fu il sopralluogo dei funzionari e dei tecnici della Regione, insieme a quelli del Comune e ai rappresentanti e tecnici della società promotrice, con la quale furono prescritte diverse modifiche in merito all'ubicazione di alcuni manufatti all'interno del lotto di intervento. Nel maggio 2009 è arrivato il placet dell'Asl di Latina, mentre il settore urbanistica del Comune ha attestato, carte alla mano, l'inesistenza sull'area di vincoli di uso civico. Eppure di perplessità ne sono rimaste, tanto che è partito l'esposto. I dubbi sono gli stessi sollevati anche dal consiglio comunale. Innanzitutto la zona è a rischio idrogeologico, ma soprattutto un «dato» su cui riflettere è che la società «Il Nido del Nibbio srl», quando ha presentato il progetto di lottizzazione, non era proprietaria di tutti i terreni interessati. Il settore edilizio e la gestione dell'urbanistica di Lenola, dunque, restano al centro dell'attenzione. A seguito del bando pubblicato la notte di Natale per l'affidamento dei lavori per il restauro del Comune e della Casa della Musica, la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in municipio. Nei giorni scorsi si era registrato l'intervento dell'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto che nel definire «caotica» la gestione dell'urbanistica aveva elencato alcuni dati: «La cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
R.A.

Lenola, urbanistica a conduzione familiare

A Lenola regna il «caos nel settore urbanistico». A sostenerlo è l'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto, seguita dalla locale sezione dell'Italia dei Valori. Il riferimento è all'inchiesta portata avanti da questa testata riguardante la gara per i lavori di restauro delle sedi comunali, il cui bando era stato pubblicato la notte di Natale e per cui la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in Comune. Ma non solo. Al centro dell'attenzione c'è la nomina della commissione edilizia. Nei mesi scorsi la minoranza consiliare, come ricordano dalla Caponnetto, diffuse un intervento dai toni particolarmente polemici: «L'amministrazione ha compiuto un ulteriore passo verso il totale controllo politico dell'edilizia privata, l'unico settore a cui sono veramente interessati». E poi:«Oltre a presentare ai professionisti un bando farsa al quale molti si sono sottratti in quanto, tra le righe, era facile leggere un chiaro fine politico clientelare, è stata seguita una procedura illegale e poco trasparente che ha portato alla nomina di una commissione composta da parenti ed amici degli attuali amministratori di maggioranza. Addirittura hanno inserito come esperto un ragazzo poco più che ventenne, di Fondi, solo perché legato ad un assessore. Ribadiamo la nostra proposta che è quella dell'abolizione della commissione edilizia e della nomina di un dirigente, tecnico laureato, con il compito di guidare l'intero iter amministrativo, affinché il permesso a costruire o altra autorizzazione venga sottratto al controllo politico e con l'ulteriore vantaggio, di non poco conto, di una accelerazione della procedura a tutto vantaggio della collettività. Ci sono, inoltre, situazioni al limite della decenza visto che in commissione c'è il figlio dell'assessore all'urbanistica. In questa commissione non c'è alcun membro che rappresenti la minoranza e questo significa che potranno fare quello che vogliono». Parole forti. Che non potevano passare inosservate. Ecco allora che arriva la denuncia dell'associazione antimafia, per cui «questo è il quadro che abbiamo davanti, un quadro già di per sé significativo, al quale bisogna aggiungere, però, altri ritocchi ed elementi che stanno alla base dei nostri rilievi e delle nostre preoccupazioni: la cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
Riccardo Antonilli

giovedì 22 luglio 2010

Riviera d'Ulisse, gestione da Procura

E' guerra aperta tra il Comune di Sperlonga e il Parco Riviera di Ulisse. Il sindaco sperlongano, Rocco Scalingi esasperato «dall'incuria dell'ente nei confronti di quella che avrebbe dovuto essere un'area super protetta» ha inviato un esposto in Procura. La denuncia è stata inoltrata anche al direttore del Parco Beniamino Gallinaro, al Prefetto di Latina Antonio D'Acunto, al presidente della Regione Lazio Renata Polverini e al presidente della Provincia di Latina Armando Cusani. Proprio dall'ente di via Costa arriva la richiesta di un intervento della Corte dei Conti «affinché accerti se ricorrono gli estremi di una chiamata in giudizio per chi, oggi, sta disamministrando in maniera palese il Parco Riviera di Ulisse». Il riferimento è alla mancanza di «guardiania, nonostante le assunzioni di personale addetto, con le spiagge invase da turisti fai da te, che hanno in queste ultime ore piantato anche ombrelloni e tende da campeggio e con attività subacquee a pieno ritmo. Un parco così, - spiegano da via Costa - come è gestito non serviva e non serve a nessuno, se non a depauperare un patrimonio ambientale e storico di valore inestimabile e a bloccare qualsiasi iniziativa seria e compatibile con i luoghi posti sotto tutela». Gli stessi problemi che hanno spinto Scalingi ad interessare la Procura. «Tutti soffriamo - spiega il primo cittadino nella missiva inviata al direttore del Parco - nel dover constatare come un'area così preziosa, come quella compresa nel Parco naturale sia per le rovine archeologiche della villa di Tiberio che per l'ecosistema marino protetto, sia degradata per le innumerevoli inefficienze e omissioni relative alla gestione dell'area. In particolare si riscontra la presenza quotidiana di imbarcazioni e di pescatori all'interno di tutta l'area marina, sebbene all'interno della stessa sia rigorosamente vietata la pesca. Non solo. Numerosissime persone ogni giorno e in particolar modo durante il fine settimana sostano con ombrelloni, asciugamano, sedie, tavolini sull'arenile antistante l'area archeologica della Villa di Tiberio. Dall'inizio della stagione estiva assistiamo inerti e impossibilitati a intervenire al completo degrado e alla totale incuria dell'area protetta in vostra gestione». Pertanto il sindaco chiede al direttore «di porre fine alle inefficienze e omissioni e in particolare di far rispettare i divieti di pesca e di sosta».
R.A.

Tempi biblici per la Moc

Deve sottoporsi ad un esame specifico, ma dovrà attendere fino a dicembre 2012. Per una pensionata di Lenola la prima data disponibile per un esame Moc è questa. Il test può essere eseguito in provincia solo negli ospedali «Dono Svizzero» di Formia e «Goretti» di Latina. La signora, come prescritto dal suo medico curante, è andata a prenotare la visita al «San Giovanni di Dio» di Fondi. Qui le è stato detto che la prima data disponibile è tra due anni e mezzo a Latina. Un periodo che, ovviamente, non è sostenibile per una persona che necessita dei risultati in tempi celeri. Non va dimenticato che Moc sta per mineralometria ossea computerizzata. Si tratta di una tecnica di investigazione medica, il cui scopo è quello di accertare lo stato di mineralizzazione delle ossa. La Moc, nello specifico, misura la densità della massa ossea, rivelando la degenerazione della struttura. Un esame fondamentale per verificare la presenza e lo stato dell'osteoporosi. E dopo due anni un problema del genere può essere devastante. Unica soluzione andare in strutture private e sborsare ingenti somme di denaro. E' storia nota oramai. Non è né il primo né, purtroppo, sarà l'ultimo caso di questo genere. Ciò non toglie che la vicenda vissuta dalla 64enne di Lenola preoccupa per lo stato della sanità pontina. Risale ad appena qualche settimana fa, la vicenda di un fondano che si è sottoposto ad alcune analisi specifiche presso il laboratorio dello stesso ospedale e che, dopo due mesi, ancora non aveva ricevuto i risultati. Sono casi di malasanità. E' inutile negarlo. Problemi di fondi e strutture che arrivano dall'alto e si ripercuotono sugli utenti degli ospedali pubblici pontini. Tra questi, purtroppo, spicca il «San Giovanni di Dio».
Riccardo Antonilli

martedì 20 luglio 2010

Monte San Biagio, sequestrati tre capannoni abusivi

Tre capannoni della ditta Contestabile di Monte San Biagio, in cui opera anche l'assessore alla cultura del Comune, sono finiti sotto sequestro. Nella mattinata di ieri i carabinieri della locale stazione, guidati dal maresciallo Nania, insieme ai colleghi della compagnia di Terracina del comandante Atti, sono andati ad apporre i sigilli alle strutture del negozio di materiali edili situato su via Appia nel territorio di Monte San Biagio. Le tre strutture commerciali, secondo le indagini dei militari, sarebbero sprovviste delle dovute autorizzazioni e concessioni edilizie. Il valore degli immobili sequestrati ammonta a circa 500mila euro. Migliaia di metri quadri utilizzati per fini di deposito e vendita senza avere le «carte in regola». Le strutture a cui sono stati apposti i sigilli rappresentano solo una parte degli immobili appartenenti all'attività. Erano utilizzati principalmente come depositi di materiali edili. Strutture realizzate in un secondo momento rispetto allo stabile principale di Contestabile in cui era iniziata l'attività, anni addietro. Nuovi immobili su cui i carabinieri hanno voluto vedere chiaro. Dopo un'intensa attività di indagine si è giunti al sequestro di ieri. Gli atti, adesso, come da prassi, sono stati inviati in Procura. Ora resta da vedere se il provvedimento di ieri sarà convalidato o meno. Immobili di grosse dimensioni realizzati, secondo la ricostruzione dei militari, in barba a qualsiasi regola. Un ennesimo episodio che conferma, ancora una volta, la diffusione a macchia d'olio del fenomeno dell'abusivismo edilizio sul territorio monticellano. Una piaga tristemente nota in un comune che può vantare bellezze naturali di tutto rispetto e che al pari delle località vicine è sempre più spesso oggetto di sequestri e denunce nei confronti di chi costruisce senza rispettare le regole.
R.A.

Si inventa lo stupro, denunciata

Finge di essere stata vittima di un tentativo di stupro. In realtà cerca di mettere nei guai un connazionale che le deve dei soldi. Protagonista della vicenda una 35enne indiana, K.N. queste le sue iniziali, che si è recata al «San Giovanni di Dio» sostenendo di essere stata aggredita da due connazionali ubriachi ed armati di coltelli, i quali, avendola trovata in casa da sola, l'avevano minacciata e tentato di abusare di lei. Un racconto terribile che non poteva passare inosservato, per cui i sanitari dell'ospedale fondano hanno allertato immediatamente gli agenti del commissariato di Polzia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Una volta sul posto, gli agenti della squadra volante si sono subito resi conto che qualcosa npon quadrava. Infatti la «notte di terrore» raccontata dall'indiana era del tutto falsa. La presunta vittima, infatti, presentava sì ferite agli avambracci, ma non corrispondenti a lesioni da taglio e probabilmente procurate in maniera autolesionistica, forse con le unghie. Inoltre, i poliziotti hanno ascoltato gli indiani indicati dalla donna come presunti autori della tentata violenza, che hanno ribaltato con le loro dichiarazioni quanto affermato dalla stessa. Infatti, gli agenti sono riusciti a mettere in luce, che essendosi conosciuti a seguito di un prestito di denaro che un indiano, per necessità di salute, aveva richiesto alla donna (nota nell'ambiente come prestatrice di soldi), invocando la restituzione di quanto anticipato, la stessa si era recata unitamente al marito ed al figlio a casa dell'indiano per ottenere i soldi. Il connazionale, però, aggiungeva di aver già saldato il debito, restituendo non solo i 200 euro originari, ma anche 800 euro di interessi. Eppure alla donna non è bastato e pretendeva ancora altri 200 euro, che al momento l'indiano non aveva con sé. La 35enne, a quel punto, è passata alle minacce e da queste ai fatti, mettendo in scena la falsa violenza subita. L'indiano, che da carnefice apparente in realtà era vittima del raggiro, ha deciso di sporgere denuncia. Alla fine la donna e il marito, il 49enne S.R., sono stati deferiti alla Procura della Repubblica e dovranno rispondere di concorso in usura, minacce e quant'altro il pm di turno ravviserà dagli atti. Le indagini, comunque, non sono chiuse. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte degli uomini di Mazio per chiarire i contorni e la portata del «giro di usura» messo in piedi dall'indiana e dal marito nel mondo degli extracomunitari.
R.A.

Case abusive, restano i sigilli

Il gip Nicola Iansiti ha convalidato il sequestro delle venti unità abitative situate in località Santo Stefano a Itri. Dunque è confermata l'ipotesi della lottizzazione abusiva e l'utilizzo del «condono - preventivo» per cui gli agenti del Nipaf di Latina e i Carabinieri della compagnia di Gaeta, il nove luglio scorso, avevano proceduto al sequestro degli immobili. Nel dettaglio si tratta di 14 edifici, di cui due ancora rustici, suddivisi in 20 unità immobiliari e relative pertinenze, ma anche strade, impianti di illuminazione, condutture idriche e fognarie. Nove le persone indagate, tra queste l'ingegnere Massimo Monacelli, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Itri. Dovrà rispondere del reato di abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti amministrativi e del reato in concorso e continuato di lottizzazione abusiva. Tutti gli altri indagati di lottizzazione abusiva in concorso e alcuni di questi di abuso d'ufficio in concorso e di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. A finire nel mirino del pm sono stati la proprietaria originaria del lotto, cinque intestatari di concessione in sanatoria, l'acquirente di uno di questi immobili e il legale rappresentante di una società titolare di un altro immobile, tutti nativi di Frattamaggiore (Napoli) e residenti a Caserta, alcuni imparentati tra di loro. Tornando alla definizione sopraccitata del «condono - preventivo», per capire di cosa si tratta è necessario spiegare a grandi linee la legge sul condono edilizio che consentiva ai cittadini di presentare richiesta di sanatoria presso gli uffici comunali competenti entro dicembre 2004, per abusi realizzati entro marzo 2003. In tanti hanno cercato di presentare domanda per manufatti o ampliamenti edificati dopo quella data. Nel Comune aurunco sono state inoltrate più di seicento richieste, spesso prive delle foto necessarie a testimoniare che l'abuso da condonare fosse effettivamente già esistente. Ecco allora che questo aspetto si congiunge alla nascita di veri e propri quartieri residenziali lì dove fino a qualche anno fa c'era solo verde incontaminato. Il territorio itrano fatto di contrade e angoli «nascosti» stuzzica gli appetiti di speculatori e acquirenti.
R.A.

mercoledì 14 luglio 2010

Ex discarica, scempio ambientale

Uno scempio ambientale. Non si può definire diversamente la discarica abbandonata di Quarto Iannotta a Fondi. Un impianto a cielo aperto in cui continuano a sussistere immensi cumuli di rifiuti. Dopo anni di «disattenzione», per Luigi Parisella, coordinatore del movimento politico Progetto Fondi, è giunto il momento di intervenire per scongiurare ulteriori danni alla salute dei cittadini. Nella zona, un tempo disabitata, oggi trovano posto allevamenti e coltivazioni, oltre ad abitazioni. Cittadini che vivono e lavorano vicino ad una discarica in cui sono ben visibili enormi cumuli di rifiuti. «Dopo la chiusura - spiega Parisella - nessuno si è occupato della bonifica. La discarica e i rifiuti sono rimasti lì a ricordare lo scempio ambientale perpetrato negli anni 80 e 90. Nel frattempo la zona di Quarto Iannotta è diventata abitata, sono nate numerose attività agricole e allevatoriali. Ma nulla è cambiato, anzi il degrado è aumentato sempre di più, e soprattutto lì è rimasta una bomba ecologica a cielo aperto simbolo delle politiche ambientali scellerate di quegli anni. Uno scempio che ha contribuito e contribuisce tutt'ora ad inquinare le numerose falde acquifere presenti sul territorio. Negli ultimi anni la nostra città è cresciuta molto, ma nessuno ha mai prestato attenzione alla discarica a cielo aperto di Quarto Iannotta. Ora credo sia arrivato il momento di mettere finalmente in luce questo problema e cercare una soluzione definitiva e unitaria a tutto ciò». Parisella ritiene necessario un intervento sovracomunale. Per questo invita il senatore Claudio Fazzone ad impegnarsi in prima persona per la bonifica dell'area. «Noi del movimento politico Progetto Fondi - sottolinea - siamo coscienti che non sarà un intervento comunale a salvare la zona di Quarto Iannotta e nemmeno l'impegno dell'assessore di competenza, ecco perché siamo pronti ad inviare al senatore Fazzone una richiesta di aiuto con la speranza che venga firmata da tutti i consiglieri comunali senza distinzione di colore politico, perché ne valgono la salute pubblica e il destino delle numerose attività allevatoriali che ogni giorno utilizzano i terreni nelle vicinanze per il pascolo. Ma non solo, ne vale anche il buon nome del senatore fondano. Siamo convinti, infatti, che un impegno del genere faccia parte del lavoro di un buon politico, che deve ascoltare le istanze che gli arrivano dalla gente e dal territorio». Progetto Fondi annuncia che con scadenza mensile verificherà lo stato dell'ex discarica. Un lavoro di monitoraggio che non si arresterà finché alle buone intenzioni non seguiranno i fatti.
R.A.

Abolizione del Parco, il via libera

La Provincia va avanti a testa bassa per eliminare il Parco naturale regionale dei Monti Ausoni. La commissione ambiente ha dato il via libera alla proposta di abrogazione del Parco presentata dall'assessore Enrico Tiero. La settimana prossima il testo che vuole far sparire l'ente voluto dalla giunta Marrazzo approderà in consiglio provinciale. Da lì, qualora fosse approvata la delibera, arriverebbe fino al consiglio regionale, ente deputato a decidere se abrogare o meno la legge istitutiva. In commissione hanno votato a favore i componenti del centrodestra, contrari i consiglieri del Pd (gli unici dell'opposizione presenti). Tra i membri della commissione c'è anche Salvatore De Meo, sindaco di Fondi e consigliere provinciale. «Noi - spiega - non contestiamo il Parco in se ma il metodo con cui è stato imposto. Per questo abbiamo deciso di proporre di tornare all'istituzione del Monumento Naturale del Lago di Fondi. L'idea è quella che con il tempo si possa arrivare ad avere un unico parco su tutto il territorio. Deve essere chiaro che non siamo contro il Parco ma siamo del parere che bisogna trovare un compromesso anche con chi amministra sul territorio». Eppure si sta lavorando per eliminare l'ente. Il consigliere provinciale del Pd Mauro Visari, il primo a lanciare l'allarme sulla proposta di Tiero, si associa alla mobilitazione popolare promossa dalle forze politiche di centrosinistra di Fondi e dalle associazioni ambientaliste che definiscono la proposta di delibera al vaglio del consiglio provinciale «un regalo agli appetiti della speculazione edilizia su terreni oggi inglobati nel Parco. La giustificazione data dall'assessore Tiero e da De Meo riguardante il fatto che con l'abolizione del Parco rimane in piedi il Monumento Naturale del Lago di Fondi e, quindi, i vincoli contro la cementificazione di quella zona, - spiegano - non regge alla prova dei fatti, in quanto i vincoli rappresentati dal Monumento sono più deboli e l'istituzione stessa dell'ente potrebbe essere rivista con una semplice deliberazione del presidente della giunta regionale. L'operazione contro il Parco dei Monti Ausoni è stata condotta dall'assessore Tiero e dai suoi suggeritori politici, con un'orchestrazione ben congegnata; tenuto conto che si è fatto sottoscrivere tale proposta di delibera anche dalle associazioni di categoria, tra le quali la Coldiretti e la Cia». A loro è rivolto l'invito a «ritirare la propria adesione».
Riccardo Antonilli

Tiero vuole abolire il Parco

Prima o poi qualcuno nel centrodestra l'avrebbe chiesto ufficialmente. I dubbi erano pochi. E così è approdata in commissione ambiente della Provincia una proposta redatta dalla maggioranza per bocca dell'assessore al ramo Enrico Tiero, riguardante la predisposizione di una legge regionale che revochi l'istituzione del Parco degli Ausoni. In sostanza, la chiusura del Parco, di cui Tiero è smepre stato uno dei più fermi oppositori, viene a determinare lo stato precedente dei luoghi ovvero semplicemente la tutela dei monumenti naturali, ma per il resto l'effetto è quello di cancellare sia i confini che la natura del Parco stesso. D'altronde anche il senatore Claudio Fazzone, appena vinte le ultime elezioni, aveva detto: «Il Parco va eliminato». A rendere nota la proposta di Tiero è il consigliere proviciale del Pd, Mauro Visari. «Il nostro partito - dichiara l'esponente democratico - è fermamente, decisamente e duramente contrario alla chiusura del Parco sotto tutti i profili, politico, ambientale e amministrativo. Il solerte assessore, nel presentare la proposta ha omesso di spiegare ai consiglieri (per lo più neofiti) che la vicenda è in realtà più antica e legata a ben altre questioni. Come dimenticare le dure polemiche sulla lottizzazione da 400 mila metri cubi, destinata a costruire villette di vacanza per oltre 5000 persone proprio a ridosso del lago di Fondi. L'insediamento fu bloccato dal provvedimento regionale che estendendo il perimetro del Parco ne compromise tutta la procedura. Il tentativo che viene fatto oggi - conclude - è quello di riprovarci, utilizzando come ariete i ragionevoli problemi degli agricoltori o dei cacciatori. E' davvero singolare - sottolinea - che il centrodestra di Latina non sia in grado di promuovere un simile provvedimento direttamente in Regione con i suoi numerosi consiglieri, ma sia costretto a passare attraverso una procedura alternativa. Ci viene il sospetto che questa iniziativa non sia condivisa nemmeno nel Pdl. Su questa vicenda si addensano nubi torbide, sullo sfondo storie di cemento selvaggio e affari importanti». Infine Visari annuncia che «nelle prossime settimane» il Pd organizzerà «iniziative di decisa opposizione, finalizzate a spiegare alle popolazioni cosa c'è dietro simili provvedimenti e per organizzare il contrasto amministrativo».
R.A.

Mattatoio, perdite in caduta libera

Che il mattatoio comunale di Fondi fosse una «fabbrica di debiti» lo avevamo già detto. Basandoci sulla relazione del revisore dei conti per l'anno 2008, avevamo potuto appurare che a fronte di 90.530 euro di costi, il mattatoio aveva fruttato 63.381 euro, per una perdita pari a 27.149 euro in un solo anno. Adesso, il capogruppo consiliare del Partito Democratico, Bruno Fiore, basandosi sul bilancio consuntivo del 2009, rende noto che il totale delle entrate è stato di 191.445,08 euro, comprensivo di 21.445,08 euro di residui attivi e le spese sono state pari a 271.283,95 euro, comprensive di 53.783,95 euro di residui passivi. Ciò ha comportato una perdita netta di gestione di 79.838,87 euro. Ancora debiti che si accumulano anno dopo anno. Fiore analizza con cura la gestione della struttura. «Il Comune di Fondi si serve della cooperativa Tuttoservizi scarl, per quel che riguarda la macellazione dei capi e la pulizia dei locali, della ditta Iovine, per lo smaltimento dei rifiuti speciali riguardanti i residui di macellazione, della ditta Palmaccio per il trasporto delle carni macellate e della società Acqualatina per quel che riguarda il controllo del depuratore. Bisogna dire che il mattatoio comunale è l'unica struttura pubblica presente in tutto il territorio della provincia di Latina. Una struttura importante, che si serve dell'Istituto Zooprofilattico di Latina per i controlli sanitari». Per l'esponente democratico «il punto debole del mattatoio è rappresentato dalla gestione economico-amministrativa, sulla quale i dirigenti dei settori interessati: Bilancio e Attività produttive, nei tempi passati, hanno posto poca attenzione, per usare un eufemismo. Basta dire che il mattatoio comunale vanta crediti dalle ditte e società che si servono dei suoi servizi per circa 140.000 euro. Di questi, la bellezza di 89.026,87 erano stati accumulati da un'unica società: la S.A.CO.BE.V. Srl, con sede legale a Latina. E dobbiamo usare il ‘circa' sui crediti vantati dal Comune perché nessuno, ad oggi, è stato in grado di darci una cifra esatta. Qualche giorno fa abbiamo cominciato ad interessarci a questa questione assumendo tutte le informazioni necessarie, ed improvvisamente la giunta De Meo si è ricordata di questi crediti vantati. E lo ha fatto con una delibera, la 138 del primo luglio 2010, in cui concede il pagamento rateale del debito complessivo alla società S.A.CO.BE.V. srl di 89.026,87 euro, in comode 18 rate mensili, applicando il tasso legale d'interessi dell'1%. Cosa ancora più interessante è che gli interessi di dilazione vengono calcolati su ogni singola rata a decorrere dalla data della delibera e non dalla data di effettiva esigibilità del credito stesso che dovrebbe essere quella corrispondente alla fattura emessa per le prestazioni di macellazione effettuate. Fatto sta che la S.A.CO.BE.V. srl potrà onorare il suo debito in un anno e mezzo, pagando interessi di dilazione per complessivi 714,20 euro. Ma la cosa ancora più interessante - sottolinea Fiore - è che non sappiamo cosa intenda fare il Comune per recuperare il residuo degli altri circa 50.000 euro di crediti. E possiamo assicurare - conclude - che l'andazzo di non pagare i servizi di macellazione sta continuando allegramente, avendo potuto constatare che da gennaio ad oggi poche sono state le fatture incassate».
R.A.

venerdì 2 luglio 2010

Coltellate in piazza, assolto Zannella

Assolto perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto, resterà per un anno in una casa di cura. Luigi Zannella esce così dal processo che lo vedeva imputato per aver accoltellato il giovane pakistano Islam Falak. Per il 42enne di Fondi, alla luce delle perizie mediche e psicologiche, la difesa aveva chiesto il proscioglimento, richiesta a cui si è associato il pm, ma osteggiata dal legale di parte civile Marco Popolla. Alla fine il collegio penale presieduto da De Angelis e composto dai giudici Chirico e Minunni ha prosciolto lo Zannella che, però, resterà in libertà vigilata in una struttura specializzata. I fatti risalgono ad agosto 2009. Il fondano aveva aggredito il pakistano in pieno giorno tra piazza Unità d'Italia e Corso Appio Claudio. Una volta ferito il pakistano, l'aggressore si era allontanato. La vittima, intanto, era stata soccorsa da una ragazza di Fondi, di mestiere infermiera, che era riuscita, con l'aiuto di alcuni residenti del luogo a tamponare le ferite del giovane e ad allertare i soccorsi. Nel frattempo l'aggressore era stato fermato da una pattuglia delle fiamme gialle che stava effettuando dei controlli in zona. L'episodio era stato immediatamente interpretato come un'agrressione a sfondo razziale. Tanto che non erano mancate polemiche e manifestazioni. Ma nel corso del procedimento l'aggravante xenofoba al reato di tentato omicidio era caduta in base alle testimonianze della vittima e dell'indiano che si trovava con lui al momento dell'aggressione.
R.A.

Damasco 2, si va al processo

Ben 14 dei 17 arrestati nell'operazione Damasco 2 sono stati rinviati a giudizio, molti dei quali per associazione mafiosa. Non è ancora nota la decisione del gup Aldo Morgigni su Aldo Trani e Carmelo Tripodo, considerati insieme a Venanzio Tripodo al vertice del sodalizio criminale sgominato dalla Dda di Roma a luglio 2009. Oggi la Corte d'appello si pronuncerà sull'istanza di ricusazione del gup presentata dal legale dei due, Giulio Mastrobattista. Per il momento, dunque, il quadro di quello che sarà il processo Damasco 2 resta parziale. Per gli altri arrestati, tranne che per Giuseppe Bracciale per cui è stata emessa sentenza di non luogo a procedere, il processo inizierà il 20 ottobre. Oltre a Venanzio finiscono sotto processo Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Antonino D'Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Una prima raffica di rinvii a giudizio che vedono la conferma del vincolo associativo a carico degli imputati, ma anche la caduta di numerosi capi d'imputazione per i reati minori . E' così che per diversi indagati sono arrivate le sentenze di non luogo a procedere. E' il caso ad esempio di Ennio Giovannoni, difeso da Lorella Gasbarrone, accusato di concorso esterno in abuso d'ufficio, per cui è stata riconosciuta l'assenza di ogni prova di collusione. Alleggerite anche le posizioni dei dirigenti comunali coinvolti e finiti anch'essi in manette a luglio dello scordo anno: Mariorenzi, Biondino e Leone. Un altro protagonista della vicenda per cui resta in piedi il vincolo associativo, ma sono cadute gran parte delle altre accuse è Izzi. In attesa del processo vero e proprio, va detto che già in fase preliminare Damasco 2 ha saputo riservate diversi «colpi di scena». Uno su tutti le dichiarazioni del pentito Barbieri sulle attività di Venanzio Tripodo. Senza dimenticare l'inattesa decisione della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso dell'avvocato Maria Antonietta Cestra per Tripodo e D'Errigo, disponendo l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare a carico dei due. Un fatto che non ne ha evitato il rinvio a giudizio.
Riccardo Antonilli