L’Ufficio del Giudice di Pace di Fondi è al collasso. Da tempo si dibatte della questione, ma adesso la situazione sembra essere arrivata al limite. Un dato: ci sono circa mille sentenze non pubblicate. Questo vuol dire che il lavoro dei Giudici è letteralmente invalidato. Tutte le sentenze emesse nel 2010 e in questa prima parte del 2011 giacciono negli uffici. Oltre ai disagi dei cittadini utenti, va considerato che i Giudici stanno lavorando letteralmente gratis. I Giudici di Pace, infatti, sono pagati a sentenza e se queste non vengono pubblicate per loro non c’è alcuna retribuzione. Dunque da più di un anno non percepiscono stipendio. I ben informati spiegano che da maggio 2010 manca completamente il lavoro di cancelleria, quello che permette all’Ufficio di andare avanti e di garantire i suoi servizi. Di tale grave stato di cose sono stati avvisati gli organi competenti, dal Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia, ma, ad oggi, di soluzioni all’orizzonte non se ne vedono. Un passo importante per uscire dall’empasse potrebbe essere quello consentito dalla legge, ovvero che il Comune metta a disposizione un dipendente per ricoprire il ruolo di cancelliere. Anche perché l’amministrazione comunale ben conosce la situazione, approdata in consiglio a settembre scorso per l’ennesima volta grazie al consigliere comunale Arnaldo Faiola. Il primo cittadino, Salvatore De Meo, aveva anche incontrato una delegazione di avvocati e annunciato un incontro con il presidente del Tribunale di Latina. Siamo arrivati a novembre e la situazione sta precipitando.
Riccardo Antonilli
mercoledì 30 novembre 2011
giovedì 24 novembre 2011
Spari contro un'auto nella notte
Quattro colpi di pistola nella notte. Tra lunedì e martedì, ignoti hanno
portato a termine un terribile atto intimidatorio ai danni di un 50enne
di Fondi. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la Renault
dell'uomo, posteggiata in via Capratica. Una contrada litoranea isolata.
Tanto che il proprietario, che secondo quanto si è appreso di mestiere
fa il camionista, si è accorto dell'accaduto solo il mattino seguente.
Del caso si stanno interessando i carabinieri della locale stazione, con
il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta, guidata dal capitano
Daniele Puppin. Per ora emergono pochi dettagli sulle indagini. Le uniche
certezze sono che la vittima dell'intimidazione è un incensurato e che
non ha saputo fornire spiegazioni sull'accaduto. E' probabile che i colpi
siano stati sparati da un'auto in corsa. I militari, infatti, hanno rinvenuto
più di quattro bossoli, segno che i proiettili non sono andati tutti a
segno. Proprio dai bossoli si sta cercando, attraverso le opportune analisi
di laboratorio, di risalire all'arma utilizzata dagli attentatori. Una
delle piste maggiormente seguite, al momento, è quella professionale, ma
è presto per escludere altre ipotesi. Un fatto che richiama alla mente
l'atto intimidatorio avvenuto a Lenola ai danni di un ispettore di Polizia
in servizio presso il commissariato di Fondi. Due casi profondamente diversi,
ma accomunati da un fattore che non può non preoccupare: a Fondi e nel
comprensorio si spara.
Riccardo Antonilli
portato a termine un terribile atto intimidatorio ai danni di un 50enne
di Fondi. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la Renault
dell'uomo, posteggiata in via Capratica. Una contrada litoranea isolata.
Tanto che il proprietario, che secondo quanto si è appreso di mestiere
fa il camionista, si è accorto dell'accaduto solo il mattino seguente.
Del caso si stanno interessando i carabinieri della locale stazione, con
il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta, guidata dal capitano
Daniele Puppin. Per ora emergono pochi dettagli sulle indagini. Le uniche
certezze sono che la vittima dell'intimidazione è un incensurato e che
non ha saputo fornire spiegazioni sull'accaduto. E' probabile che i colpi
siano stati sparati da un'auto in corsa. I militari, infatti, hanno rinvenuto
più di quattro bossoli, segno che i proiettili non sono andati tutti a
segno. Proprio dai bossoli si sta cercando, attraverso le opportune analisi
di laboratorio, di risalire all'arma utilizzata dagli attentatori. Una
delle piste maggiormente seguite, al momento, è quella professionale, ma
è presto per escludere altre ipotesi. Un fatto che richiama alla mente
l'atto intimidatorio avvenuto a Lenola ai danni di un ispettore di Polizia
in servizio presso il commissariato di Fondi. Due casi profondamente diversi,
ma accomunati da un fattore che non può non preoccupare: a Fondi e nel
comprensorio si spara.
Riccardo Antonilli
Residence La Selva, completato il sequestro
Residence «La Selva», completato il sequestro. Ieri mattina gli agenti
del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo
Mazio, hanno notificato a venticinque proprietari dei 34 villini gli atti
relativi al sequestro per abusivismo disposto dal Tribunale del Riesame
nei mesi scorsi. Una storia infinita quella dei sigilli a «La Selva». Prima
apposti e poi tolti e ora ripristinati a puntate: ieri l'ultima della serie.
A fine 2010 la Cassazione, accogliendo il ricorso del Pm Giuseppe Miliano,
aveva annullato il dissequestro del residence. Il Riesame, quindi, a maggio
scorso, sulla base della sentenza della Suprema Corte che aveva rinviato
l'esame allo stesso Tribunale, aveva disposto che il residence venisse
nuovamente sottoposto a sequestro. L'8 ottobre scorso il nuovo provvedimento
era stato notificato solo a quattro degli effettivi proprietari, quelli
residenti in loco, perché gli altri, quelli della casa delle vacanze, sono
stati avvertiti in un secondo momento. L'ultima consistente tranche appunto
ieri. Va detto che da questa complessa vicenda giudiziaria resta esclusa
una sola abitazione, in quanto il proprietario, rappresentato dall'avvocato
Francesco Di Ciollo, ottenne tre anni fa l'affidamento in uso. Per i villini
situati sulla Flacca i sigilli scattarono la prima volta a settembre 2008
in seguito alla condanna in primo grado per lottizzazione abusiva emessa
dall'allora giudice del Tribunale di Terracina Aldo Morgigni a carico del
responsabile legale della Icf srl - la società costruttrice del residence
- e del dirigente dell'ufficio urbanistico del Comune di Fondi, Martino
Di Marco, che rilasciò le concessioni. I sigilli furono apposti degli agenti
del commissariato di Fondi, con il supporto dalla Polizia municipale, sulla
scorta di un'ordinanza emessa dal giudice Morgigni su richiesta del sostituto
procuratore Miliano. L'offensiva della Procura era partita subito dopo
la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, più il pagamento di
30 mila euro di ammenda inflitta dal Tribunale di Terracina al legale rappresentante della società costruttrice e al responsabile dell'ufficio tecnico comunale che rilasciò le concessioni nonostante la presunta natura abusiva del frazionamento del terreno. Il procedimento penale, ovviamente, non riguarda gli acquirenti dei villini che acquistarono gli immobili dalla Icf, in una fase successiva all'attuazione della presunta lottizzazione abusiva, contestata dalla Procura e avallata in primo grado dal giudice di Terracina. Tanto che proprio i residenti ricorsero immediatamente al Tribunale del Riesame, vedendo riconosciute le proprie ragioni. In sintesi il sequestro durò pochi giorni, poi gli abitanti tornarono nelle proprie case. Ma il Pm titolare è ricorso contro la decisione, portando all'annullamento del dissequestro.
Riccardo Antonilli
del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo
Mazio, hanno notificato a venticinque proprietari dei 34 villini gli atti
relativi al sequestro per abusivismo disposto dal Tribunale del Riesame
nei mesi scorsi. Una storia infinita quella dei sigilli a «La Selva». Prima
apposti e poi tolti e ora ripristinati a puntate: ieri l'ultima della serie.
A fine 2010 la Cassazione, accogliendo il ricorso del Pm Giuseppe Miliano,
aveva annullato il dissequestro del residence. Il Riesame, quindi, a maggio
scorso, sulla base della sentenza della Suprema Corte che aveva rinviato
l'esame allo stesso Tribunale, aveva disposto che il residence venisse
nuovamente sottoposto a sequestro. L'8 ottobre scorso il nuovo provvedimento
era stato notificato solo a quattro degli effettivi proprietari, quelli
residenti in loco, perché gli altri, quelli della casa delle vacanze, sono
stati avvertiti in un secondo momento. L'ultima consistente tranche appunto
ieri. Va detto che da questa complessa vicenda giudiziaria resta esclusa
una sola abitazione, in quanto il proprietario, rappresentato dall'avvocato
Francesco Di Ciollo, ottenne tre anni fa l'affidamento in uso. Per i villini
situati sulla Flacca i sigilli scattarono la prima volta a settembre 2008
in seguito alla condanna in primo grado per lottizzazione abusiva emessa
dall'allora giudice del Tribunale di Terracina Aldo Morgigni a carico del
responsabile legale della Icf srl - la società costruttrice del residence
- e del dirigente dell'ufficio urbanistico del Comune di Fondi, Martino
Di Marco, che rilasciò le concessioni. I sigilli furono apposti degli agenti
del commissariato di Fondi, con il supporto dalla Polizia municipale, sulla
scorta di un'ordinanza emessa dal giudice Morgigni su richiesta del sostituto
procuratore Miliano. L'offensiva della Procura era partita subito dopo
la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, più il pagamento di
30 mila euro di ammenda inflitta dal Tribunale di Terracina al legale rappresentante della società costruttrice e al responsabile dell'ufficio tecnico comunale che rilasciò le concessioni nonostante la presunta natura abusiva del frazionamento del terreno. Il procedimento penale, ovviamente, non riguarda gli acquirenti dei villini che acquistarono gli immobili dalla Icf, in una fase successiva all'attuazione della presunta lottizzazione abusiva, contestata dalla Procura e avallata in primo grado dal giudice di Terracina. Tanto che proprio i residenti ricorsero immediatamente al Tribunale del Riesame, vedendo riconosciute le proprie ragioni. In sintesi il sequestro durò pochi giorni, poi gli abitanti tornarono nelle proprie case. Ma il Pm titolare è ricorso contro la decisione, portando all'annullamento del dissequestro.
Riccardo Antonilli
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