lunedì 23 marzo 2009

Laboratorio, le iniziative per dire no alla chiusura

Hanno fatto sentire il loro no alla chiusura del laboratorio di analisi dell’ospedale “San Giovanni di Dio” con un girotondo davanti al nosocomio fondano. Gli esponenti della lista civica Fondi Viva, accompagnati da numerosi cittadini, alle 10 e 30 di ieri, hanno dato vita alla manifestazione di protesta e, per l’intera mattinata, hanno spiegato ai tanti cittadini di passaggio le gravi conseguenze che la trasformazione del laboratorio in centro prelievi comporterebbe. Fernando Di Fazio, Arnaldo Faiola e Raffaele De Bonis hanno deciso di scendere in campo contro al decisione della manager della Asl, Ilde Coiro che potrebbe portare alla chiusura del servizio nel prossimo mese di giugno. Per gli esponenti della lista civica di opposizione, la chiusura del laboratorio è il chiaro segnale di un depotenziamento del “San Giovanni di Dio” che porterà alla chiusura definitiva dell’ospedale di Fondi. Intanto, sempre nella giornata di ieri, sono scese in piazza anche le forze politiche di centrodestra che, con un gazebo in piazza Unità d’Italia, hanno proseguito nella raccolta firme avviata una settimana fa. Una petizione che ha raccolto, oltre a numerose firme, anche il sostegno del mondo imprenditoriale e dell’associazionismo fondano.
R.A.

giovedì 19 marzo 2009

Parisella: "La Gevi aveva le carte in regola"

Il primo cittadino di Fondi interviene sulle indagini della questura di Latina inerenti i rapporti tra l’amministrazione comunale e la Gevi. Il sindaco Parisella spiega, nel dettaglio, come è nato il rapporto tra l’amministrazione di Palazzo San Francesco e la società per la somministrazione di lavoro interinale. «Siamo ricorsi a tale società, - dichiara - perché la legge finanziaria vietava di assumere personale con altri strumenti. Il comune aveva individuato la Obiettivo lavoro, se non che siamo stati informati che a Fondi era presente la Gevi. Così abbiamo chiesto un preventivo e, tra le due, abbiamo optato per la più conveniente, la Gevi. Da qui nasce il rapporto con questa società con cui abbiamo collaborato fino al 2008». Parisella ci tiene a mettere in evidenza che il comune è stato ben attento a chiedere tutte le garanzie necessarie a verificare che la Gevi fosse «limpida». «Prima di stabilire un rapporto con noi - sottolinea - ci ha fornito le certificazioni della procura della Repubblica, del tribunale e della camera di commercio. Da nessuna di queste risultavano pregiudizi a carico della società. Oltre a questa certificazione abbiamo chiesto la certificazione della prefettura di Latina ma, a distanza di circa sei mesi, ancora non ci è pervenuto nulla». Una situazione contraddittoria, perché il prefetto Frattasi, nella richiesta di scioglimento allegata alla relazione finale prodotta dalla commissione di accesso, spiega che «il comune di Fondi, pur già approvvigionandosi da altro soggetto, ad un certo punto deide di rivolgersi alla filiale fondana della ditta campana Gevi la cui titolarità di fatto, in base a documentali acquisizioni della commissione di accesso, è riferibile Visconti Gennaro, vicino a soggetti camorristici, pregiudicato». L’acquisizione di documentazione nelle stanze di Palazzo San Francesco da parte della Polizia, andata avanti nelle giornate di lunedì, martedì e ieri, rientra in un filone dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero, Giuseppe Miliano relativa al suicidio del segretario del comune di Terracina, Marino Martino. La Gevi, infatti, oltre a Fondi, ha rifornito di manodopera, per due anni, anche il comune terracinese. Una collaborazione che ha portato l’amministrazione a sborsare ben due milioni di euro nelle casse della società. Diverse le cifre per Fondi che, in quattro anni, ha versato un milione di euro. Ma, come spiega Parisella, «in quel milione vanno conteggiati, stipendi, tasse e oneri previdenziali, in tasca alla società è andato a finire circa l’8% del totale».
Riccardo Antonilli

mercoledì 18 marzo 2009

Erosione, il Pd chiede l'ìintervento della Regione

Il circolo fondano del Partito Democratico torna sul problema dell’erosione delle spiagge. In una nota, il coordinatore cittadino del Pd, Bruno Fiore spiega come: «in assenza di qualsiasi preoccupazione dal parte dell’amministrazione di centrodestra, il Partito Democratico si è fatto carico di sollecitare un intervento da parte della Regione Lazio. Al riguardo - sottolinea - dovrebbe essere in dirittura d’arrivo una delibera regionale che prevede un finanziamento di 600 mila euro per ripristinare i pontili resi inagibili ed effettuare un vero intervento di rinaturazione della duna. In tal modo avremo dato un contributo concreto per salvare la stagione balneare, garantendo l’agibilità della spiaggia e decine di posti di lavoro per le imprese del litorale». Sulla questione, nei giorni scorsi, si era acceso il dibattito tra il Pd, il primo cittadino e l’assessore all’Ambiente, Giulio Cesare Di Manno. Per i democratici fondani, infatti, i danni sono stati causati dai lavori di rinaturazione della duna, portati avanti dal comune e eseguiti «a dir poco con imperizia e, evidentemente, con la tecnica della ’copertura’ senza risanare effettivamente il litorale dai residui delle costruzioni abusive che erano state abbattute». Il vicesindaco e assessore, Di Manno ha rispedito le accuse al mittente, spiegando che «quest’anno si è verificata una mareggiata senza precedenti che ha letteralmente tagliato il mantello della duna, portando un’erosione della costa fuori da ogni previsione. Il fatto che si sia verificato ciò, non può essere una scusante per attaccare il comune».
Riccardo Antonilli

Gevi, la Polizia va in Comune

La Polizia, ieri mattina, ha ‘fatto visita’ al comune di Fondi per acquisire documentazione relativa ai rapporti tra l’amministrazione e la Gevi. Gli agenti della Questura di Latina sono scesi nella piana su delega del pubblico ministero Giuseppe Miliano e si sono soffermati, a lungo, negli uffici del palazzo comunale. Appena una settimana fa erano stati i Carabinieri a recarsi nella sede fondana della società per acquisire documentazione relativa ai rapporti con il comune di Terracina. La società, infatti, ha a lungo rifornito di personale i due comuni. Per Terracina, in particolare, c’è già un’inchiesta aperta sui circa due milioni di euro versati dall’amministrazione Nardi nelle casse della società. In realtà si tratta di uno dei filoni inerenti la più ampia inchiesta sul suicidio del segretario comunale, Martino. Gli inquirenti stanno tentando di far luce sui criteri adottati dall’amministrazione per assumere i lavoratori interinali “prestati” dalla società. La Gevi, al momento, sembra l’epicentro del “terremoto” che sta scuotendo il comune terracinese. Ma prima era Palazzo San Francesco ad aver subito diverse “scosse” di un sisma ancora non terminato. Con la visita degli agenti della Questura di ieri, infatti, si arricchisce di un altro capitolo il “caso Fondi”. Ora si sta cercando di capire se i rapporti tra il comune guidato dal sindaco, Luigi Parisella e la società siano chiari o se nascondano dei “lati oscuri”. Qualche sospetto emergeva già nella relazione presentata dal Prefetto di Latina, Bruno Frattasi al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni in seguito alle indagini della commissione di accesso. Tra le tante anomalie rilevate dagli investigatori che, per cinque mesi, hanno analizzato, da cima a fondo, il comune, c’è anche quella relativa alla nascita del rapporto di collaborazione tra amministrazione comunale e Gevi. Quest’ultima è stata fondata nel 1997 a Napoli e , da diversi anni, ha aperto uno sportello a Fondi. Le indagini serviranno a capire se quelle tante voci sulle presunte commistioni con ambienti poco raccomandabili della società siano o meno prive di fondamento. Intanto a Fondi si continua ad attendere una decisione che potrebbe definitivamente far luce sulla legittimità dell’attuale amministrazione. La richiesta di scioglimento del consiglio comunale è sul tavolo di Maroni dall’otto settembre e, dopo sei mesi di polemiche, tensioni e veleni, la città è ancora in attesa di una risposta.
Riccardo Antonilli

domenica 15 marzo 2009

Centro anziani, mancano gli spazi

“Gli spazi del centro anziani di Fondi sono insufficienti, per questo torniamo a chiedere, nuovamente, una nuova sede adatta alle esigenze degli iscritti”. A tornare sull’argomento è Giovambattista Spirito, consigliere dimissionario del circolo che, già nei mesi scorsi, aveva, a più riprese, denunciato l’inadeguatezza dell’attuale sede del centro. Spirito non ottenendo risposte dall’amministrazione comunale ha anche impugnato carta e penna e scritto, in più occasioni, al Prefetto di Latina, Bruno Frattasi. L’ultima missiva, però, datata 13 gennaio, è rivolta al sindaco di Fondi, Luigi Parisella. “Abbiamo segnalato più volte, e non da adesso, l’esigenza di una nuova sede perché quella attuale non è idonea né igienicamente né per la sicurezza ad ospitare i circa 800 iscritti. Segnaliamo – si legge nella lettera – che a Lenola è stata inaugurata una nuova sede e a Itri sono stati appaltati i lavori per la costruzione di un nuovo centro anziani, finanziato con fondi della Regione Lazio. Noi abbiamo indicato la ex “don Milani” e la ex Onmi come eventuale sede del centro e l’apertura di una nuova sede presso l’ex centro sociale della zona 167, ma sul dove ubicarla – sottolinea Spirito – se ne può discutere serenamente, purché ci sia la volontà di realizzarla”. Oltre all’inadeguatezza della sede, il consigliere dimissionario non ha intenzione di demordere sulle tante altre problematiche sollevate nel corso del tempo e ancora irrisolte. Ad esempio, spiega: “Vogliamo che venga approvato con urgenza lo statuto, come previsto dalle leggi regionali, affinché ci sia l’obbligatorietà del rispetto delle norme previste”.
Riccardo Antonilli

Pd: "Centro cittadino svenduto"

Il circolo fondano del Partito Democratico torna sulla riqualificazione di piazza De Gasperi. I lavori per la realizzazione dell’osteggiato progetto sono ormai a buon punto, tanto che sono stati diffusi, negli ultimi giorni, i depliant su cui si propone la vendita dei negozi del centro commerciale e dei box auto interrati di nuova costruzione. “La vendita – spiega il coordinatore cittadino del partito, Bruno Fiore - è curata da un’agente immobiliare incaricato dalla cooperativa San Francesco, ufficialmente società immobiliare che ha realizzato il progetto e titolare dei diritti su tutta l’area per 90 anni. Il depliant che reclamizza, con giusta enfasi, la vendita di negozi e box interrati, con un minimo di quadratura di 16 metri quadri, sono stati diffusi al Centro commerciale “Panorama” di Formia, ma non sono ancora visibili a Fondi. Forse si è pensato bene che gli affari possano interessare più gli abitanti di quelle zone e di quelle limitrofe del casertano, che non i residenti fondani. Quando, come Partito Democratico, abbiamo denunciato lo scempio che si stava realizzando nel centro città con la realizzazione di questa struttura commerciale, -prosegue Fiore - che prevede non parcheggi interrati al servizio dei cittadini ma box auto, l’amministrazione di centrodestra aveva detto che stavamo dicendo cose non vere. Quando abbiamo denunciato che il centro della nostra città era stato venduto per poter realizzare la mega casa comunale, e che, inoltre, la società aggiudicatrice dell’appalto avrà la gestione di tutti i parcheggi comunali per 50 anni, con libertà di portare la tariffa oraria fino a 3 euro; l’amministrazione ha provato a dire che non era vero. Ora abbiamo la vendita ufficiale dell’ex piazza De Gasperi al miglior offerente”. Per il coordinatore cittadino: “Hanno voluto l’opera monumentale per dare, e lasciare ai posteri, un segnale di potenza, ma per fare ciò hanno defraudato Fondi di oltre 1.400 metri quadri del suo centro città”.
R.A.

giovedì 12 marzo 2009

Scioglimento, in campo Franceschini

Sul «caso Fondi» è stata intrapresa «un’iniziativa con il segretario nazionale del Pd, Dario Franceschini e con i capigruppo parlamentari, Antonello Soro e Anna Finocchiaro», con l’obiettivo «di chiedere al governo Berlusconi come intende tutelare le istituzioni e assumere le risultanze della commissione di accesso prefettizia sulle infiltrazioni camorristiche a Fondi». Lo annunciano i consiglieri regionali pontini, Claudio Moscardelli e Domenico Di Resta, per cui «Il governo non può continuare a far finta di nulla di fronte alla relazione della commissione di accesso sulle infiltrazioni camorristiche nel comune di Fondi. Le istituzioni, in un momento in cui la malavita mette radici nel Lazio, devono collaborare a tutela e nell’interesse dei cittadini». Moscardelli e Di Resta, inoltre, condividono «le parole che Marrazzo ha usato ieri all’apertura della ‘Settimana della legalità’. Marrazzo, nel suo ruolo di presidente della Regione, ha voluto ancora una volta e nel rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali, ricordare al governo e al ministero dell’Interno che, davanti alla relazione della commissione di accesso, occorrono risposte trasparenti e immediate. Il silenzio infatti – spiegano – non giova a nessuno e i cittadini devono sapere se ci sono le infiltrazioni della malavita organizzata nell’amministrazione di Fondi. Crediamo - proseguono - sia un dovere del governo, che in campagna elettorale ha puntato tanto su sicurezza e legalità, affermare la legalità a Fondi e nelle altre amministrazioni locali». Secondo i consiglieri del Pd «sottovalutare la piaga della criminalità organizzata significa mettere a rischio non soltanto la sicurezza e la libertà dei cittadini, ma anche lo sviluppo sociale ed economico del Lazio. Negare l’evidenza, da parte di alcune amministrazioni locali e di quella provinciale, su quanto sta avvenendo in provincia di Latina – concludono - è il peggior servizio che si può fare ai cittadini onesti e laboriosi della nostra comunità». Quindi Fondi continua a restare al centro dell’attenzione. Ora i vertici del Pd si stanno interessando al caso, dopo numerose interrogazioni parlamentari, presentate sia da esponenti di maggioranza sia di opposizione, che, finora, non hanno sortito l’effetto sperato. La relazione finale in cui si chiede lo scioglimento del consiglio, infatti, è nelle mani di Maroni dallo scorso 8 settembre.
Riccardo Antonilli

mercoledì 11 marzo 2009

"Scioglimento, è ora di decidere"

Fondi continua a restare al centro delle attenzioni. Sul possibile scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, nella sola giornata di ieri, si sono registrati altri due interventi. Innanzitutto il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo si è detto «preoccupato perchè su Fondi bisogna fare chiarezza. Come istituzione - ha sottolineato - chiedo che il governo fornisca un giudizio rispetto alla relazione del prefetto di Latina. Il governo deve dare una risposta così si rafforza la credibilità delle istituzioni». Anche Enrico Fontana, capogruppo della Sinistra al consiglio regionale è tornato sull’argomento: «Sono passati ormai diversi mesi dalla conclusione della commissione di accesso ispettiva decisa dal prefetto di Latina per verificare eventuali condizionamenti di stampo mafioso nel comune di Fondi. Ma la relazione conclusiva giace nei cassetti del governo. In questo modo - ha spiegato - si sta condannando una comunità a vivere nell’incertezza e si pregiudica la credibilità stessa delle istituzioni. Il governo Berlusconi - ha concluso - deve decidere. E deve farlo in fretta». Non sono i primi interventi volti ad accellerare l’iter dell’eventuale procedura di scioglimento. Già nei mesi scorsi diversi parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, avevano chiesto al governo di sciogliere il nodo su Fondi. Una lunga serie di interrogazioni al ministro dell’Interno, Roberto Maroni che, ad oggi, non hanno sortito l’effetto sperato. Non va dimenticato, infatti, che la relazione conclusiva della commissione di accesso, in cui si chiedeva lo scioglimento, è nelle mani del ministro dall’8 settembre scorso. Sei mesi di attesa e incertezze per Fondi. Sei mesi preceduti da un altro lungo periodo di indagini e di conseguenti ombre, dubbi e polemiche. Dagli arresti per usura gravata da modalità mafiose dell’ambito dell’inchiesta «Damasco» della Direzione distrettuale antimafia di Roma, alle indagini della commissione, il tutto passando attraverso una lunga serie di atti intimidatori. Ora i cittadini, al di là degli interventi politici, vogliono risposte. I fondani chiedono di conoscere la legittimità dei propri amministratori. Questo, come è stato sostenuto anche dal consiglio comunale in un documento unitario, è il primo passo per restituire serenità alla città.
Riccardo Antonilli

martedì 10 marzo 2009

Erosione, Di Manno risponde

“Dispiace leggere accuse del genere su temi che coinvolgono da vicino il territorio e l’economia fondana”. Così l’assessore all’Ambiente e vice sindaco del comune di Fondi, Giulio Cesare Di Manno risponde all’interrogazione del Partito Democratico sull’erosione. Il coordinatore cittadino del partito di opposizione, Bruno Fiore aveva messo sotto accusa l’intervento di rinaturazione della duna portato avanti dall’amministrazione comunale. “Quest’anno si è verificata – spiega Di Manno – una mareggiata senza precedenti che ha letteralmente tagliato il mantello della duna, portando un’erosione della costa fuori da ogni previsione. Il fatto che si sia verificato ciò, non può essere una scusante per attaccare il comune. Tutto qual materiale venuto fuori, quindi le mura, i pilastri di cemento e altro – sottolinea - si trovava a diversi metri sotto la sabbia e spesso risale a decine e decine di anni fa. Quando è stata portata avanti la rinaturazione della duna con l’abbattimento di numerose costruzioni abusive, le ditte hanno fatto il loro dovere abbattendo e portando via le macerie”. L’assessore, inoltre, spiega che il comune si è già dato da fare “interessando la provincia, che coordina gli interventi sul litorale, alla questione, segnalando come priorità assoluta un intervento della Regione in vista della stagione estiva. Al tempo stesso, l’amministrazione, come ogni anno, provvederà alla pulizia del litorale a margine delle festività pasquali”.
Riccardo Antonilli

domenica 8 marzo 2009

Accoltellata dal figlio

Accoltellata dal figlio, in fin di vita al “Dono Svizzero”. E’ accaduto ieri sera a Itri, dove la 74 enne Annina Vellucci è stata colpita con numerosi fendenti da Antonello Bellettini, suo figlio. La tragedia familiare, nata per futili motivi, si è consumata nell’appartamento di famiglia, situato in località San Gennaro, in pieno centro a Itri. In casa, oltre alla vittima e al figlio aggressore, c’erano il marito di Annina e l’altra figlia con il consorte. Sono stati proprio i familiari, resisi conto dell’accaduto, ad aver allertato i mezzi del 118 e i carabinieri della locale stazione. I militari, giunti sul posto, hanno provveduto a fermare l’aggressore. Nel frattempo la 74enne è stata trasportata d’urgenza nel nosocomio formiano, dove, giudicata un “Codice rosso”, è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Al “Dono Svizzero” le è stata riscontrata una profonda lesione al collo, con un’emorragia in corso e diverse ferite al torace, una delle quali le ha bucato un polmone. Per lei, in serata, si prospettava il trasferimento, probabilmente al “Forlanini” di Roma. Le sue condizioni comunque restano particolarmente critiche. Non è ancora chiara la motivazione che ha spinto un figlio ad accoltellare la madre al collo e al torace. Sembra che il Bellettini, da qualche tempo, fosse tornato a vivere a casa con i genitori dopo la separazione dalla moglie con cui viveva a Gaeta. Secondo indiscrezioni da confermare, l’uomo si era chiuso in se stesso, facendosi vedere raramente in giro. Neanche il rapporto con la madre e con il padre, allettato per problemi di salute, era dei più semplici. Nessuno, comunque, si sarebbe aspettato un epilogo del genere. Per chiarire esattamente la dinamica dell’accaduto sono ancora in corso le indagini dei carabinieri della stazione di Itri e dei colleghi della compagnia di Gaeta, guidati dal capitano Daniele Puppin.
Riccardo Antonilli

sabato 7 marzo 2009

Erosione, interrogazione del Pd

“Il litorale del comune di Fondi, così come gran parte del litorale regionale da Ostia fino a Minturno, ha subito danni gravissimi a causa delle mareggiate invernali riducendo di molto la profondità degli arenili. I danni alle strutture ricettive, nella sola provincia di Latina, ammontano a oltre 10 milioni di euro”. A sostenerlo è il circolo fondano del Partito Democratico, che, in una nota firmata dal coordinatore cittadino, Bruno Fiore, interroga il sindaco e l’assessore all’Ambiente sui danni creati alla duna dalle opere di rinaturazione portate avanti dall’amministrazione comunale. “Il fenomeno dell’erosione della spiaggia – spiegano i democratici fondani - ha delle caratteristiche particolari per quel che riguarda il nostro litorale. Infatti, le mareggiate hanno comportato la scomparsa di una decina di metri della duna costiera. Soprattutto in quei tratti in cui il comune di Fondi aveva operato la rinaturazione della duna stessa, con grande utilizzo di risorse finanziarie. Si sono presentate quelle opere come un fiore all’occhiello per la difesa del litorale e il suo rilancio turistico. Ma le mareggiate hanno portato a galla la verità di un intervento effettuato, a dir poco, con imperizia e, evidentemente, con la tecnica della ‘copertura’, senza risanare effettivamente il litorale dai residui delle costruzioni abusive che erano state abbattute. Ed allora – prosegue il Pd - vengono fuori parti di mura diroccate, fosse biologiche, spuntoni di traversine appuntite e pericolosissime. Insomma, vengono fuori le macerie, e, se non si interviene immediatamente con la rimozione di queste macerie e con la messa in sicurezza della spiaggia, la stagione balneare è seriamente messa a rischio”. Per Fiore: “Anche gli accessi al mare sono del tutto inagibili, uno perché è rimasto sospeso di un metro e mezzo circa rispetto alla spiaggia, un altro perché è stato completamente distrutto”. Il Partito Democratico, quindi, interroga il sindaco e l’assessore all’Ambiente, per sapere “se non sia il caso di verificare se nella realizzazione degli interventi di ricostruzione della duna i lavori siano stati effettuati con la dovuta perizia e se è il caso di intentare un giudizio di responsabilità nei confronti delle ditte che hanno effettuato tali lavori. E’ chiaro che bisognerebbe capire come l’ufficio preposto del comune ha seguito i lavori effettuati. Come Partito Democratico – fa sapere Fiore - abbiamo interessato la Regione Lazio del gravissimo problema, anche se qualsiasi intervento programmato, a causa dei tempi necessari per gli studi e le indagini accurate sulla sabbia da reperire nelle cave marine avrà qualche effetto solo sulla prossima stagione balneare. Ai problemi legati all’erosione – conclude - si aggiungono i timori di un calo di presenze estive, causa la crisi generale che investe anche il settore del turismo”.
Riccardo Antonilli

martedì 3 marzo 2009

Usi civici, vittoria nel Comune in Tribunale

Il tribunale di Terracina, nelle scorse settimane, ha emesso ben quattro sentenze a favore del comune di Fondi sull’annosa questione degli usi civici. Il comune ha trascinato in tribunale quei cittadini della contrada Selvavetere che si sono opposti al pagamento dell’indennità di occupazione imposta dall’amministrazione di Palazzo San Francesco, perché ritenuta non conforme ai parametri dettati dalla Regione Lazio. Ora gli occupatari saranno costretti a versare nelle casse comunali 25mila euro ognuno, oltre ad altri 26mila di spese legali. Cifre da capogiro, ben superiori alle richieste avanzate dal comune. L’amministrazione, infatti, aveva avanzato pretese per circa 5mila euro per occupatario, mentre gli abitanti della contrada ora saranno costretti a sborsare cinque volte tanto. Un affare per l’ente comunale, che si è trovato ad incassare ben più di quanto richiesto, il tutto con una decina di cause ancora pendenti che potrebbero risolversi nello stesso modo. E’ utile chiarire alcuni passaggi della vicenda per capire come si è giunti fino alle aule di tribunale. Il 31 gennaio 1985 la Regione Lazio ha emesso un’ordinanza presidenziale, la numero 6, con cui dichiarava ammissibili e accoglibili le legittimazioni nella zona di Selvavetere e ne furono approvate 271 (circa il 90% del territorio). La stessa ordinanza determinava che l’entità della somma da versare al comune, per avere la legittimazione, andava decurtata del 60% per gli occupatari ordinari e dell’80% per i coltivatori diretti. Parametri a cui il comune si è fermamente opposto. Per questo ha proceduto alla nomina di un perito demaniale, determinando un’indennità di occupazione più alta rispetto a quella stabilita dall’ente regionale. Diversi occupatari, a fronte delle divergenze tra i due enti, hanno deciso di non versare quanto richiesto nelle casse comunali, finché l’amministrazione non li ha citati per chiedere al giudice civile di liquidare l’indennità di arricchimento senza causa a seguito delle occupazioni. Sul tema, nei mesi scorsi, si erano accese le polemiche tra il sindaco, Luigi Parisella e il consigliere regionale, Domenico Di Resta. Quest’ultimo, la scorsa estate, aveva presentato un’interrogazione per conoscere la legittimità delle richieste del comune. Dalla Pisana erano giunte rassicurazioni per i cittadini, determinando l’illegittimità dell’indennità risarcitoria richiesta dall’amministrazione Parisella. Tanto che lo stesso consigliere ha presentato una proposta di legge, la numero 378 del 30 aprile 2008, al vaglio della commissione Agricoltura e Usi Civici, che reintrodurrà le riduzioni in presenza di abusi di necessità abitativa. Intanto pochi giorni fa, a fronte anche delle sentenze a favore dell’ente comunale, il comitato Selvavetere aveva diffidato il sindaco ad intraprendere ogni azione volta ad imporre il pagamento di un canone per arricchimento indebito. Al tempo stesso, il comitato aveva rivolto a Parisella l’invito “a fissare un incontro con i dirigenti responsabili della Regione Lazio al fine di valutare le possibili soluzioni da adottare per la definizione della controversia”. Una mediazione necessaria per chiarire una volta per tutte una questione che pesa sulle spalle di numerose famiglie fondane.
Riccardo Antonilli