martedì 14 settembre 2010

Quinta mafia, appello di Legambiente e Libera a Napolitano

Si sono rivolte direttamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per denunciare il gravissimo livello di collusione tra politica e malavita organizzata nel sud pontino. Le associazioni Legambiente e Libera, nella lettera – appello, rivolta anche al ministro Maroni, alla governatrice Polverini e al presidente della commissione parlamentare antimafia Pisanu e pubblicata su articolo21.info (dove è possibile sottoscrivere l’appello), partono da Fondi. "E’ passato un anno – si legge nel documento - da quando il prefetto Bruno Frattasi è stato trasferito. Il suo nome rimarrà per sempre legato alla richiesta di scioglimento per mafia del Comune di Fondi. La commissione di accesso che fu inviata due anni fa nella sede dell’amministrazione di quel Comune riscontrò in maniera inequivocabile il rapporto tra la criminalità organizzata e settori della politica locale in grado di condizionare lo sviluppo del territorio. Il condizionamento operato dalle n’drine e dai clan della camorra nel sud del Lazio fu fatto proprio dallo stesso ministro Maroni nella relazione di richiesta di scioglimento presentata e reiterata al consiglio dei ministri, sulla scorta anche dei riscontri investigativi operati da alcune Procure antimafia italiane. Caso eclatante – continuano - fu la bocciatura del consiglio del ministri alla richiesta di Maroni. La procedura di scioglimento è stata evitata con un raggiro: alcuni consiglieri si sono dimessi e ricandidati, dimostrando forza e controllo totale non solo del consenso politico ma delle dinamiche governative". Nella missiva, Legambiente e Libera spiegano che "questo tipo di situazione prefigura la nascita di una nuova mafia, autoctona, con caratteristiche di resistenza all’azione della giustizia e delle forze dell’ordine, perché direttamente collegata ad alti livelli del potere politico nazionale, già denominata quinta mafia".
Riccardo Antonilli

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