La notte tra il 6 e il 7 dicembre ignoti danno alle fiamme il rimorchio di un camion posteggiato presso un distributore di benzina al bivio per Sant’Anastasia. Le fiamme vengono domate dai Vigili del Fuoco prima che possano attecchire alla motrice e alla pompe di carburante. Il rogo è doloso, lo testimonia una tanica di benzina ritrovata nelle vicinanze del Tir. E’ solo uno dei tanti attentati che hanno, purtroppo, contraddistinto la città negli ultimi mesi. A dicembre 2007, Fondi balza al centro delle cronache per l’incendio doloso di una Smart di proprietà della moglie dell’allora assessore ai Lavori Pubblici, Riccardo Izzi, mentre, appena pochi giorni prima, era stata distrutta da un altro rogo una Ford Fiesta di proprietà di un commerciante. Poi a marzo viene distrutta dalle fiamme una Renault Twingo di proprietà della sorella del presidente del consiglio comunale, Giorgio Fiore. Ma non sono solo le auto a bruciare. Nel periodo di fuoco che ha iniziato a destare l’attenzione sul problema ordine pubblico, ad andare in fiamme era stata l’agenzia immobiliare Peticone, di proprietà di Massimo Anastasio Di Fazio, finito in cella nell’ambito dell’operazione Damasco della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. La stessa agenzia, circa un anno prima di essere distrutta, era stata oggetto di un altro atto intimidatorio di particolare gravità: ignoti avevano esploso diversi colpi di pistola contro la struttura. Poi, dopo qualche mese di relativa tranquillità – almeno sul fronte attentati e intimidazioni - ecco che a Fondi si inizia a sparare, prima ai danni di un commerciante contro cui due malviventi realizzano un vero e proprio agguato, finito con un colpo di pistola esploso ai danni della vittima (ferita ad un piede), poi un’automobile viene ritrovata dal proprietario con quattro fori di proiettile sul cofano. Ed ora un capannone di proprietà del presidente del consiglio viene dato alle fiamme. Una situazione allarmante, soprattutto per una città come Fondi, da dieci mesi ormai costantemente al centro delle cronache.
R.A.
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