Dopo un lungo week end di attesa il Tribunale della Libertà ha sciolto la riserva sul riesame di Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo, due dei coinvolti nell’ambito dell’inchiesta Damasco, confermando gli arresti e la misura cautelare del carcere. I due, difesi dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti, erano stati ascoltati nella giornata di venerdì. In attesa delle motivazioni l’avvocato Cestra spiega che per lei: “C’erano tutti i presupposti per rivedere la posizione del Tripodo, sono convinta che sulla decisione ci sia stata un’influenza indiretta del clamore mediatico suscitato dalle ultime vicende riguardanti Fondi”. Intanto a giorni potrebbero tornare davanti al Gup per un nuovo interrogatorio di garanzia Carmelo Tripodo, Alessio Ferri e Antonio Schiappa. Per un “vizio di forma” sulle notifiche, infatti, è stato necessario reiterare l’ordinanza di custodia cautelare. Tutto ciò è accaduto anche per altri coinvolti. Si tratta di Riccardo Izzi, i fratelli Franco e Pasquale Peppe e Giuseppe Bracciale. La questione delle mancate notifiche sulla convocazione del riesame sta caratterizzando tutto il procedimento. Alcuni legali su tale “vizio” hanno presentato eccezione, facendo cadere automaticamente le ordinanze, poi reiterate, altri invece hanno preferito entrare nel merito, è il caso ad esempio di Lauretti e della Cestra o dei difensori dei tre dirigenti comunali coinvolti, già tornati a casa. Com’è noto si tratta del comandante della Polizia municipale, Dario Leone, il dirigente del settore Bilancio, Tommasina Biondino e quello dei Lavori Pubblici, Gianfranco Mariorenzi. Oltre che per Venanzio Tripodo e D’Errigo, il Tribunale si già pronunciato anche su altre due posizioni, quelle di Massimo Anastasio Di Fazio e di Igor Catalano, per ambedue sono state confermate le misure cautelari: carcere per Catalano e domiciliari per Di Fazio, noto anche con il soprannome di Peticone. Oggi è giornata di riesame per Pietro Munno, vice comandante della Polizia municipale e Vincenzo Bianchò. Il Tribunale, intanto, sembra abbia rigettato i ricorsi e quindi confermato il sequestro delle società Parravano – Trani, Tripos Multiservizi e Lazio Netservice.
Riccardo Antonilli
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