Finge di essere stata vittima di un tentativo di stupro. In realtà cerca di mettere nei guai un connazionale che le deve dei soldi. Protagonista della vicenda una 35enne indiana, K.N. queste le sue iniziali, che si è recata al «San Giovanni di Dio» sostenendo di essere stata aggredita da due connazionali ubriachi ed armati di coltelli, i quali, avendola trovata in casa da sola, l'avevano minacciata e tentato di abusare di lei. Un racconto terribile che non poteva passare inosservato, per cui i sanitari dell'ospedale fondano hanno allertato immediatamente gli agenti del commissariato di Polzia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Una volta sul posto, gli agenti della squadra volante si sono subito resi conto che qualcosa npon quadrava. Infatti la «notte di terrore» raccontata dall'indiana era del tutto falsa. La presunta vittima, infatti, presentava sì ferite agli avambracci, ma non corrispondenti a lesioni da taglio e probabilmente procurate in maniera autolesionistica, forse con le unghie. Inoltre, i poliziotti hanno ascoltato gli indiani indicati dalla donna come presunti autori della tentata violenza, che hanno ribaltato con le loro dichiarazioni quanto affermato dalla stessa. Infatti, gli agenti sono riusciti a mettere in luce, che essendosi conosciuti a seguito di un prestito di denaro che un indiano, per necessità di salute, aveva richiesto alla donna (nota nell'ambiente come prestatrice di soldi), invocando la restituzione di quanto anticipato, la stessa si era recata unitamente al marito ed al figlio a casa dell'indiano per ottenere i soldi. Il connazionale, però, aggiungeva di aver già saldato il debito, restituendo non solo i 200 euro originari, ma anche 800 euro di interessi. Eppure alla donna non è bastato e pretendeva ancora altri 200 euro, che al momento l'indiano non aveva con sé. La 35enne, a quel punto, è passata alle minacce e da queste ai fatti, mettendo in scena la falsa violenza subita. L'indiano, che da carnefice apparente in realtà era vittima del raggiro, ha deciso di sporgere denuncia. Alla fine la donna e il marito, il 49enne S.R., sono stati deferiti alla Procura della Repubblica e dovranno rispondere di concorso in usura, minacce e quant'altro il pm di turno ravviserà dagli atti. Le indagini, comunque, non sono chiuse. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte degli uomini di Mazio per chiarire i contorni e la portata del «giro di usura» messo in piedi dall'indiana e dal marito nel mondo degli extracomunitari.
R.A.
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