Attentati a Fondi ai danni dei rappresentanti delle forze dell’ordine: si colpiscono i migliori con il fine di farli allontanare dai compiti operativi. E’ questo in estrema sintesi il contenuto di un documento firmato da alcuni finanzieri e carabinieri di Fondi. Pagine consegnate ai comandanti generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e al ministro dell’Interno. «A Fondi, - si legge nel documento - a fronte di una situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini che, anziché migliorare dopo le tante inchieste svolte e ancora in corso, peggiora sempre più, e di una situazione politico-amministrativa che gattopardescamente non è mutata granché, ci saremmo aspettati una riorganizzazione e un rafforzamento degli apparati investigativi». Così non è stato. Ed è noto che nella lunga scia di attentati e atti intimidatori che hanno sconvolto la città ci siano finiti di mezzo anche carabinieri e finanzieri. Due fatti: il primo l’incendio dell’auto di un brigadiere dei carabinieri, trasferito a Sperlonga; e poi l’incendio dell’auto e gli spari contro le finestre di un finanzieri residente a Itri e di stanza a Fondi. «Vorremmo sbagliarci, - spiegano nel documento - ma sospettiamo che i criminali abbiano voluto colpire gli operatori più solerti, quelli più bravi. Per neutralizzarli, ovviamente». Quindi, si domandano i rappresentanti delle forze dell’ordine, anziché trasferire o cambiare mansione alle vittime, «non sarebbe più utile, nell’interesse dello Stato e dei cittadini, assicurare ad essi e alle loro famiglie le misure più efficaci di protezione e continuare a far svolgere ai finanzieri e ai carabinieri colpiti i compiti sempre svolti?». Nelle pagine inviate al ministro e ai comandanti si analizzano inoltre alcune dinamiche criminose riguardanti Fondi, utili a chiarire il quadro in cui è stato sviluppato l’intervento. «La Dia, nell’ultima relazione presentata al Parlamento, continua a parlare di Fondi come di uno dei centri dove le mafie, saldatesi fra loro, esercitano la loro asfissiante pressione su molti settori della vita economica e sociale del territorio. Questo è il quadro generale che ci troviamo di fronte. Che fa lo Stato per modificarlo e ridare dignità alle istituzioni e spazi di democrazia alla gente? La prima risposta, quella che riguardava la richiesta di scioglimento dell’amministrazione comunale, è stata ampiamente negativa». Parole dure. Scritte da coloro che sono in prima linea nel combattere la criminalità.
Riccardo Antonilli
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